Fridays for Future, cortei in 150 città italiane. Gli studenti sono giustificati dal ministro Fioramonti

Si chiude la Settimana per il Clima con una grande manifestazione.

Venerdì scorso, 20 settembre, c'è stato il #GlobalClimateStrike in tutto in mondo per inaugurare la Settimana per il Clima, che ha avuto il suo culmine con il vertice a New York presso le Nazioni Unite. Domani, 27 settembre, si chiude in bellezza con nuove manifestazioni. L'Italia ha deciso di concentrare la maggior parte degli eventi proprio nell'ultimo giorno della Settimana per clima e così questo venerdì sono attese centinaia di migliaia di persone, soprattutto studenti, in circa 150 città.

Per gli studenti che domani scenderanno in piazza non sarà una passeggiata o un motivo per saltare la scuola. Hanno infatti dovuto lavorare sodo in classe per tutta la settimana per prepararsi a questo evento e per capirne fino in fondo il significato. Con loro ci saranno anche numerosi sindacati e perfino il Ministero dell'Istruzione ha aderito all'iniziativa, perciò, come ha promesso il ministro Lorenzo Fioramonti, chi domani non sarà al suo banco, ma sarà in piazza a manifestare contro i cambiamenti climatici sarà automaticamente giustificato: le ore perse il 27 settembre non verranno sommate alle altre e dunque non peseranno sul limite massimo di assenze nell'arco dell'anno scolastico.

I ragazzi chiedono, come fa da anni Greta Thunberg, che i governi facciano della lotta al cambiamento climatico il fulcro del loro programma politico. Sulla carta, soprattutto da quando il MoVimento 5 Stelle ha cambiato alleato di governo passando dalla Lega al PD, il governo italiano è in prima fila nella lotta per la salvaguardia dell'ambiente e lo ha detto anche lo stesso Premier Giuseppe Conte al vertice sul clima di New York.

Sull'account social del movimento Fridays for Future Italia vengono elencate le richieste fatte alla politica:

"1) Fuori dal fossile: raggiungimento dello 0 netto di emissioni a livello globale nel 2050 e in Italia nel 2030, per restare entro i +1.5 gradi di aumento medio globale della temperatura.

2) Tutti uniti, nessuno escluso: la transizione energetica deve essere attuata su scala mondiale, utilizzando come faro il principio della giustizia climatica.

3) Rompiamo il silenzio, diamo voce alla scienza: valorizziamo la conoscenza scientifica, ascoltando e diffondendo i moniti degli studiosi più autorevoli di tutto il mondo. La scienza ci dice da anni qual è il problema e quali strumenti servono per risolverlo. Ora spetta alla politica il compito di agire"

E vengono fatte delle richieste specifiche anche al Ministero dell'Istruzione, l'università e la ricerca, guidato da Fioramonti: aumentare i fondi alla Scuola, all'Università e alla Ricerca per sostenere l'innovazione ecologica e rendere gli istituti scolastici 100% sostenibili; rivedere i programmi didattici per evidenziare le conseguenze dell'utilizzo di combustibili fossili; inserire in tutti i programmi insegnamenti basati su modelli di sviluppo sostenibile; interrompere tutte le collaborazioni tra il Miur e le aziende inquinatrici che non abbiano ancora un piano di decarbonizzazione totale entro il 2025 e un piano esplicito di bonifiche e risarcimento danni.

I ragazzi dicono:

"Il banner al ministero non ci basta, vogliamo azioni concrete per fermare il cambiamento climatico a partire da scuole e università"

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