Ius culturae, Morani (Pd) e il relatore Brescia (M5S) frenano

La maggioranza Pd-M5S inizia già a dimostrarsi poco coraggiosa. Solo due giorni fa il Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, il pentastellato Giuseppe Brescia, si augurava che "la politica tutta, maggioranza e opposizione, si potesse "dimostrare all’altezza di un dibattito che chiama in causa diritti e doveri, appartenenza e inclusione". Il tema era la riforma per introdurre lo Ius Culturae, per la quale lo stesso Brescia è relatore di un disegno di legge che - almeno fino a due giorni fa - riteneva potesse rappresentare una "soluzione ragionevole".

A meno di 48 ore di distanza da queste parole, Brescia ha già inserito la retromarcia. Ha confermato che giovedì riprenderà la discussione - è già calendarizzata e non si fa più in tempo a nascondere tutto in un cassetto - ma ha precisato che "sono altre le priorità" come "una legge sul conflitto di interessi e il taglio dei parlamentari che approveremo martedì". In ogni caso Brescia ha voluto puntualizzare che "come M5S, per presentare un nostro testo abbiamo un iter ben preciso da seguire, che passa anche dalla consultazione degli iscritti a Rousseau".

Pur confermando lo scarso spessore politico che contraddistingue da sempre gli esponenti del Movimento 5 Stelle, queste parole di Brescia suonano anche abbastanza comprensibili. D'altra parte loro credono nella "democrazia diretta", che poi è anche il modo migliore per tentare di non assumersi alcuna responsabilità politica.

Lo stesso discorso, però, non dovrebbe valere per il Partito Democratico, che ha sempre rivendicato di riconoscersi pienamente nei valori della democrazia rappresentativa, che comporta inevitabilmente anche l'assunzione di responsabilità. Senza dimenticare i vari pistolotti sulla tutela dei diritti con i quali, da sempre, si riempiono la bocca i rappresentanti del Partito Democratico; sono molto bravi nella parte teorica, eppure quando arriva il momento della pratica si sciolgono puntualmente come neve al sole.

Oggi la deputata Morani ha sentito l'esigenza di scrivere un post su Facebook per dar voce al "sentiment" della maggioranza degli italiani. Sondaggi alla mano, la Morani non pensa sia questo il momento giusto per riprendere il dibattito sull'approvazione di questa riforma:

"Scrivo questo post con la consapevolezza che attirerò molte critiche ma anche con la convinzione di interpretare il “sentiment” della maggioranza delle persone che guardano con simpatia al nostro governo. Premetto che lo ius culturae è un principio sacrosanto ed una legge di grande civiltà ma riprendere ORA il dibattito sull’approvazione di questo provvedimento è un errore".

"Una legge di questo tipo deve essere approvata solo dopo avere dimostrato che c’è un modo efficace e diverso da quello di Salvini di governare i flussi migratori e di fare sul serio politiche di integrazione. Il paese è profondamente diviso sul tema dell’immigrazione e non basterà approvare una legge sullo ius culturae per eliminare le tossine del razzismo inoculate da Salvini. Anzi, rischia di avere l’effetto contrario perché ORA non sarebbe compresa".

"Aspettiamo giugno del prossimo anno, diamo il tempo agli italiani di apprezzare la nostra azione di governo e poi approviamo lo ius culturae. Sono anni che diciamo che dobbiamo ritornare in sintonia con il ‘popolo‘ e per farlo, però, occorre prestare davvero l’orecchio a quello che sente il ‘popolo’. Abbiamo una grande occasione: per dare serenità al paese e per fare sentire a tutti ma proprio a tutti che siamo un unico popolo a prescindere dal colore della pelle".

Pd e M5S sembrano dunque d'accordo: migliaia di persone devono restare ostaggio del "sentiment" di una parte xenofoba e inutilmente impaurita della popolazione. Troppo faticoso e complesso spiegare che, nella sostanza, non cambierebbe nulla per nessuno, salvo che per tanti minorenni, italiani di fatto, che oggi non si vedono riconosciuto il giusto status.

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