La lista dei dazi USA sul made in Italy, scure del 25%: ecco su quali prodotti


I dazi americani "sono un problema molto serio" per l’Italia dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel video in alto.

Gli Usa hanno diffuso la lista dei prodotti agroalimentari italiani colpiti dai dazi decisi dall’amministrazione Trump. Su questi prodotti, con il benestare dell’Organizzazione mondiale del commercio, si abbatterà una tariffa del 25%.

Tassa che dovrebbe riguardare tra qualche settimana prodotti tipici e d’eccellenza del made in Italy come ad esempio il parmigiano reggiano, il pecorino e il provolone. Verrebbero risparmiati dai dazi prosciutto, pasta, olio d'oliva e prosecco.

I dazi Usa sui prodotti europei, per 7,5 miliardi di dollari totali, dovrebbero scattare dal 18 ottobre prossimo: tra i prodotti oggetto della misura protezionistica anche i vini francesi, il whiskey scozzese e l'emmental svizzero. Invece sugli aerei commerciali europei i dazi saranno del 10%.

Dazi Usa sui prodotti europei, Ue pronta a contromisure

L’Unione europea nel frattempo, pur tenendo aperta la porta del dialogo con l’amministrazione Trump, chiarisce che Bruxelles non starà a guardare ed è pronta alla rappresaglia commerciale contro Washington.

Anche qui la lista dei prodotti che potrebbero essere soggetti a dazi è lunga: dal tabacco ai vini californiani, dalle noccioline alle gomme da masticare, per oltre 10 pagine di beni che sarebbero sottoposti ai contro-dazi europei.

Il commissario Ue al Commercio uscente Cecilia Malmstroem ieri ha detto che "anche se gli Stati Uniti hanno avuto l'autorizzazione dal Wto, scegliere di applicare le contromisure (contro il blocco europeo di Airbus, Ndr) adesso sarebbe miope e controproducente".

La commissione europea vuole "trovare una soluzione equa, ma se gli Usa decidono di imporre le contromisure autorizzate dal Wto, l'Ue non potrà che fare la stessa cosa".

Mercati alla finestra

Sullo sfondo i mercati finanziari, già in tensione per la guerra dei dazi Usa-Cina, per l’incertezza sulle prospettive di crescita globale e l’instabilità a Hong Kong. Il timore è quello di una nuova spinta recessiva per l’economia mondiale.

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