Rackete al Parlamento UE: "Dove eravate quando chiedevamo aiuto? La mia non è stata una provocazione, ma un'esigenza"

L'Eurocamera le ha riservato una standing ovation.

Carola Rackete

Carola Rackete, la ex comandante della Sea Watch 3, è stata oggi in audizione all'Eurocamera, davanti alla Commissione per le Libertà Civili, la Giustizia e gli Affari Interni. Un po' come ha fatto Greta Thunberg durante il summit dell'Onu sui cambiamenti climatici, con il suo discorso ormai diventato celeberrimo ("how dare you?", "come osate?") con cui ha accusato i politici di aver rubato il futuro alle giovani generazioni, così Rackete ha attaccato direttamente gli euroburocrati:

"Ho ottenuto attenzione dalle istituzioni. Ma dove eravate quando abbiamo chiesto aiuto? L'unica risposta che ho avuto allora è stata da Tripoli, dove non potevo andare. In Europa, la culla dei diritti, nessun governo voleva 53 migranti. È stata una vergogna. Provo tristezza in questo anniversario in cui si ricorda la perdita di oltre 300 vite umane nel Mediterraneo centrale, perché l'Unione europea ricorre sempre più all'esternalizzazione dei salvataggi con deleghe a Paesi in guerra come la Libia, violando le leggi internazionali"

Rackete ha anche spiegato che la sua azione, ossia lo sbarco forzato a Lampedusa, non è stata una provocazione nei confronti del governo italiano, ma una necessità:

"La mia decisione di entrare in porto con la Seawatch 3 dopo 17 giorni in mare senza ricevere risposta non fu una provocazione come molti hanno detto. Ma un'esigenza"

E ha spiegato:

"Ritenevo che non fosse più sicuro restare in mare e temevo per quanto poteva accadere. Il nostro caso come quello di altre Ong sottolinea la necessità di affrontare la situazione dei salvataggi in mare a livello europeo, che non può essere lasciata a negoziati ad hoc. Un meccanismo di ricollocamenti temporaneo, focalizzato sui rimpatri piuttosto che sull'accoglienza non è una soluzione realistica. La riforma del regolamento di Dublino è attesa da tempo, ma la soluzione è la creazione di canali legali verso l'Europa"

Poi ha attaccato direttamente l'Italia:

"La ricerca ed il salvataggio in mare sono operazioni che rientrano nel diritto internazionale, non so come abbia fatto l'Italia ad approvare una legge che non rispetta il diritto internazionale. Mentre parlo sono sottoposta a due inchieste penali in Italia per aver salvato vite in mare. Non sono preoccupata perché le mie azioni sono giustificate dalla legge e dalla moralità, e come difensore dei diritti umani"

La preoccupazione di Rackete è che la Sea Watch è ancora ferma e non può compiere il suo dovere:

"Quello che mi preoccupa è che da allora la Sea Watch 3 è sotto sequestro in porto e non può salvare vite umane. Non è una distorsione della giustizia punire civili che salvano vite in mare a difesa dello stato di diritto e proteggere una pratica di Stato fuorilegge?"

Il Parlamento europeo ha dedicato a Rackete un lungo applauso, appena ha concluso il suo intervento, e molti eurodeputati le hanno riservato una standing ovation.

Salvini: "L'applauso a Rackete è un'offesa all'Italia"

L'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini, leader della Lega, è rimasto sconvolto dall'applauso tributato a Carola Rackete e ha così commentato:

"Non mi sognerei mai di applaudire una comandante che, dopo aver aspettato deliberatamente 15 giorni al largo di Lampedusa, per scaricare a tutti i costi degli immigrati in Italia, ha addirittura speronato una motovedetta della Guardia di Finanza, mettendo a rischio la vita delle donne e degli uomini in divisa. Provo pena, imbarazzo e vergogna per chi ha applaudito Carola Rackete a Bruxelles. L'omaggio alla comandante della SeaWatch3 è un'offesa all'Italia. E nessuno ha ancora smentito la notizia dei tre presunti torturatori di immigrati caricati da Carola e scaricati nel nostro Paese, cioè in quell'Europa dove qualcuno batte le mani alle Ong"

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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