Ergastolo ostativo, l'appello di Governo e magistrati alla Cedu

Esponenti del mondo della politica e della magistratura stanno esprimendo grande preoccupazione in vista della decisione che nei prossimi giorni - forse già martedì - dovrà prendere sull'ergastolo ostativo la Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Lo scorso 13 giugno la Cedu ha condannato l'Italia per questa particolare tipologia di ergastolo prevista dall'ordinamento italiano al preciso scopo di combattere le associazioni mafiose ed il terrorismo.

L'ordinamento italiano prevede che i soggetti condannati all'ergastolo per associazione mafiosa o terrorismo non possano accedere ad alcun beneficio penitenziario, come ad esempio la liberazione condizionale. Solo chi decide di collaborare con la Giustizia ha diritto ai benefici ed alla protezione da parte dello Stato, viceversa tutti gli altri sono condannati a restare in carcere a vita.

Lo scorso 13 giugno la Cedu ha giudicato questa norma di tipo eccezionale contraria all'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo che vieta "trattamenti inumani e degradanti", accogliendo il ricorso presentato dai difensori di Marcello Viola, un soggetto condannato all'ergastolo per omicidi, occultamenti di cadavere, rapimenti e per associazione mafiosa. Viola è uno di quei mafiosi che sta scontando l'ergastolo ostativo proprio perché non ha mai voluto collaborare con la giustizia.

La norma in questione venne varata dopo la Strage di Capaci, nella quale perse la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e 3 uomini della scorta. Falcone per lungo tempo aveva cercato di far adottare una norma di questo tipo alla politica italiana, che ebbe bisogno del suo omicidio per dare un reale contributo alla lotta contro la criminalità organizzata.

Dopo aver condannato l'Italia a riconoscere 6mila euro a titolo di risarcimento dei danni a Viola, la Cedu ha anche sollecitato il nostro Paese a riformare la norma sull'ergastolo ostativo, proprio perché contraria alla Convenzione europea dei diritti dell'Uomo.

L'Italia ha risposto presentando ricorso alla Grande Chambre della Cedu contro questa decisione, che apre una ferita nella lotta alla criminalità organizzata, un fenomeno che probabilmente non è del tutto comprensibile per chi non l'ha visto e vissuto da vicino. Riconoscere risarcimenti ai condannati e chiedere una riforma della norma risulta oggettivamente inammissibile.

Il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho, ha espresso il suo parere in modo netto: "Quella legislazione ha avuto positivi risultati e ha consentito le collaborazioni. Nel momento in cui dovesse venir meno, se l'ergastolo si trasformasse in una pena diversa è certo che tutti i risultati positivi fino a ora conseguiti non si avrebbero più".

Anche la Commissione parlamentare Antimafia ha lanciato un fermo appello alla ragionevolezza: "La Corte Europea dei diritti dell'uomo deve dichiarare da che parte sta nella lotta alla mafia. È paradossale che davanti alla realtà delle mafie, alla loro capacità di espandersi a livello globale e di penetrare ogni settore della vita democratica, si discute di ergastolo ostativo".

Ovviamente, qualora la Grande Chambre non dovesse accogliere l'istanza dell'Italia, scatterebbe il via libera ai ricorsi per un migliaio di boss di Cosa Nostra, ‘ndrangheta e Camorra, che potrebbero quindi incredibilmente avanzare pretese risarcitorie nei confronti del nostro Paese.

Il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha sottolineato l'importanza della decisione che i giudici della Grande Chambre dovranno assumere: "L’Europa deve andare in una direzione opposta: rafforzare la lotta alle mafie riconoscendo l’associazione a delinquere di stampo mafioso in tutta l’Unione".

Anche Luigi Di Maio ha pubblicato un post su Facebook su questo argomento:

"Da sempre il MoVimento si batte contro la mafia e i mafiosi. La storia del nostro Paese ci ha lasciato in eredità troppo sangue e dolore. Ancora oggi siamo davanti a un fenomeno che, nonostante l’ottimo lavoro di magistratura e forze dell’ordine, continua a rimanere vivo nel nostro Paese.
Uno degli strumenti a disposizione della giustizia italiana è quello dell’ergastolo ostativo. Una delle tante intuizioni del magistrato Giovanni Falcone che ci ha permesso di contrastare con fermezza mafiosi e terroristi.

Un condannato per mafia, o per reati gravi come il terrorismo, può usufruire di benefici penitenziari solo se decide di collaborare con la giustizia. E chi non collabora deve scontare la sua pena.

Vi dico tutto questo perché nei prossimi giorni è atteso il verdetto della Grande Camera sul ricorso che il governo ha fatto alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’uomo che lo scorso giugno ha detto che l’ergastolo ostativo rappresenterebbe una violazione dei principi della dignità umana. In base alla decisione della Grande Camera potremmo trovarci a dover affrontare una serie infinita di ricorsi da parte di questi detenuti, con il serio rischio di ritrovarci fuori dal carcere anche “boss” mafiosi e terroristi. Ovviamente si andrebbero a depotenziare gli strumenti giudiziari che oggi ci permettono di fronteggiare il fenomeno mafioso e terroristico. E non si tratta di un problema che interessa solo l’Italia, ma ne va della sicurezza di tutta l’Europa.

È doveroso aprire una seria riflessione, lo dobbiamo alle troppe vittime di mafia e terrorismo che hanno perso la vita senza nessuna colpa".

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO