Orlando a Renzi: "Basta ultimatum". Lui risponde: "Ecco perché ho lasciato il Pd"

Matteo Renzi continua ad essere divisivo anche dopo aver lasciato il Partito Democratico. La lettera inviata al Corriere e le interviste rilasciate dall'ex Presidente del Consiglio stanno, oggettivamente, interferendo nel dialogo interno al Governo. È chiaro un po' a tutti che Renzi voglia cercare di apparire con un piede dentro ed uno fuori dal Governo, approfittando di questo momento per lanciare la propria campagna elettorale in vista dell'occasione più propizia per rompere.

Dal 18 al 20 ottobre si terrà la decima Leopolda e c'è già preoccupazione per le bordate che spareranno Renzi ed i suoi da Firenze. Parlando alla Festa Dems di Rimini, Andrea Orlando ha invitato Renzi a non lanciare ultimatum seguendo l'esempio sbagliato che ha dato Salvini quest'estate: "Noi non vogliamo fare quattro campagne elettorali parallele da qui a quando si voterà, noi vogliamo cambiare l'Italia. E per cambiare l'Italia non si fanno ultimatum, non si fanno interviste a distanza, non si dice devi fare questo, altrimenti... altrimenti cosa? Non è che se un ultimatum, prescindendo dal contenuto, lo lanci dal Papete è peggio che se lo lanci dalla Leopolda, gli ultimatum non vanno lanciati".

Viceversa, ha avvertito Orlando, Renzi si dovrà assumere una grande responsabilità davanti al Paese: "Perché se no, si sfascia tutto. E qui in gioco non c'è solo un'esperienza di governo, qui in gioco c'è la tenuta della democrazia liberale in questo Paese. E chi mette in discussione, giocando con il fuoco, questa esperienza di governo, mette in conto di esporre il nostro Paese ad un'involuzione di carattere democratico".

Le posizioni assunte da Italia Viva sono incomprensibili agli occhi di Orlando: "Io non so che cosa abbiano fatto di male i lavoratori dipendenti italiani agli esponenti di Italia viva: traumi infantili, un operaio che ti ha schiacciato un piede quando eri piccolo. Ma la pervicacia con la quale si insiste nell'eliminare una misura, giustamente non ancora all'altezza delle aspettative, ma che comunque dà un segnale, è veramente sospetta ed incredibile".

Renzi: "Orlando è agitato. Ecco perché ho lasciato il PD"

Renzi, sempre alla costante ricerca di un riflettore, oggi era ospite di 'In mezz'ora' di Lucia Annunziata ed ha prontamente replicato ad Orlando: "Con una battuta potrei dire che Orlando, per fare un termine di paragone, deve conoscere almeno uno dei due posti. Siccome non sa che cos'è la Leopolda, c'è da augurarsi che sia andato qualche volta al Papeete per rilassarsi, perché il mio amico Andrea Orlando lo vedo un po' agitato su questo".

E ancora: "Bisogna riconoscere a Orlando l'onestà intellettuale di dire la vera motivazione della scissione. Gli ultimatum non vanno lanciati, io ho detto soltanto che non bisogna aumentare le tasse. Lui mette sullo stesso piano il Papeete e la Leopolda, Orlando di fatto spiega che per lui e per tanti del Pd Papeete e Leopolda, cioè Salvini e Renzi, fuori di metafora, sono la stessa cosa ed è il vero argomento della divisione".

Poi Renzi ha continuato ad insistere, distorcendo di fatto il senso delle parole di Orlando, per giustificare ancora una volta le ragioni del suo addio al Pd: "È il motivo per il quale a un certo punto ho dovuto lasciare la casa comune, perché se in un posto c'è il vicesegretario vicario che ti dice che sei sullo stesso piano, Papeete e Leopolda, è evidente che stai dando un messaggio ai tuoi che è lo stesso messaggio degli ultimi anni: hanno fatto la guerra al Matteo sbagliato. Io combatto Matteo Salvini, però quando sento quelli che stavano con me nel partito sostanzialmente paragonarmi, c'è già spiegata qui la motivazione per la quale c'è stata la scissione. Io non sono Salvini e se Orlando continua a paragonare Papeete e Leopolda vuol dire che non l'ha capito".

Sulla questione del cuneo fiscale, Renzi ha poi aggiunto: "Se il Pd ritiene questa misura del cuneo fiscale così fondamentale, e il presidente del Consiglio è d'accordo e i Cinquestelle sono d'accordo, noi diamo tranquillamente il via libera a questa proposta, l'unica condizione è che non aumenti l'Iva. Se il cuneo fiscale è così importante per il Pd che sembra la terza guerra mondiale. Mettiamo il family act, iniziamo nel 2020 e poi la parte sostanziosa, quella da diversi miliardi, la mettiamo nel 2021, nel 2022, mettiamoci intorno ad un tavolo e parliamo".

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