Mafia, Cassazione: no ai domiciliari per Giovanni Brusca

Aggiornamento ore 22:59 - La Corte di Cassazione ha stabilito che Giovanni Brusca non ha diritto agli arresti domiciliari.

Brusca chiede i domiciliari. Procura antimafia e Pg Cassazione non concordano

Giovanni Brusca, detto u verru (il porco) e lo scannacristiani, ha chiesto (nuovamente) gli arresti domiciliari. Parliamo di uno dei killer più spietati di Cosa Nostra, condannato per oltre 100 omicidi tra i quali quello del 14enne Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino Di Matteo, che ha strangolato per poi disciogliere il suo corpo nell'acido.

Brusca è anche l'uomo di Mafia che ha premuto il pulsante del radiocomando che innescò l'esplosione nella Strage di Capaci, nella quale persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della loro scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

Qualche tempo dopo il suo arresto, avvenuto nel 1996 ad Agrigento, Brusca iniziò a collaborare con la Giustizia fornendo informazioni preziose per diverse indagini. Adesso, dopo 23 anni di reclusione, chiede di poter finire di scontare la sua pena agli arresti domiciliari.

La Procura Nazionale Antimafia crede al suo ravvedimento ed ha espresso parere favorevole rispetto alla sua richiesta già nel marzo scorso. Di diverso avviso la Procura Generale della Cassazione che, condividendo il parere del Tribunale di Sorveglianza che ha rigettato la richiesta nel marzo scorso, reputa "non ancora acquisita la prova certa e definitiva del suo ravvedimento".

Secondo il difensore di Brusca, il Tribunale di Sorveglianza di Roma - l'uomo è detenuto a Rebibbia - non avrebbe tenuto nella giusta considerazione quelle che erano state le valutazioni della Procura Nazionale Antimafia, che appunto per la prima volta ha dato il suo assenso alla concessione degli arresti domiciliari.

Maria Falcone, sorella del giudice, si è detta contraria alla sua scarcerazione: "Resta un personaggio ambiguo, non merita altri benefici. Ricordo ancora che proprio grazie alla collaborazione con la giustizia ha potuto beneficiare di premialità importanti: oltre a evitare l'ergastolo per le decine di omicidi che ha commesso. Tra questi cito solo quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell'acido a 15 anni- ha usufruito di 80 permessi".

La decisione della Suprema Corte è attesa nella giornata di oggi.

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