Conte elogia i servizi segreti: "Valorosi professionisti al servizio della sicurezza"

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è intervenuto questa mattina alla cerimonia di giuramento dei nuovi assunti nell'intelligence italiana, il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, e nel corso del suo discorso non ha perso occasione per elogiare l'ottimo lavoro svolto nella protezione dell'Italia e dei cittadini italiani.

Ho constatato che l’Intelligence è effettivamente un patrimonio della Nazione intera, è una comunità di valorosi professionisti che, garantendo la sicurezza del Paese, protegge quella sfera di interessi nazionali che unisce e non divide, nella quale tutti i cittadini italiani si riconoscono e debbono potersi riconoscere.

Conte, già intervenuto lo scorso anno alla cerimonia di giuramento, stavolta ha potuto parlare con maggiore cognizione di causa. Al premier, infatti, è affidata anche l’alta direzione e la responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza e, dopo i quattordici mesi di esperienza nella scorsa legislatura, ha voluto fare riferimento proprio a questa esperienza acquisita.

Alla luce della mia esperienza di responsabile dell’alta direzione e della responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza, ritengo di poter tratteggiare, sia pure brevemente, una sorta di profilo ottimale del professionista intelligence e di quelle che oggi vengono definite accedendo a un linguaggio estero, le sue “skill” [...] A fronte di minacce non sempre palesi, spesso ibride e per ciò stesso mimetizzate sul fronte interno, nel contesto internazionale e nel tessuto produttivo, persino la bravura nel giocare d’anticipo potrebbe rivelarsi insufficiente. Quella che davvero serve allora è un’intelligence che potremmo definire caratterizzata da una “visione olistica”, ossia capace di ridisegnarsi e di reinventarsi continuamente nei suoi obiettivi, nella sua pianificazione informativa, nelle metodologie adoperate per accostarsi ai diversi profili di rischio per la sicurezza nazionale.

Il premier, nel giorno in cui il Corriere Della Sera ha riferito di come l'intelligence abbia svolto delle indagini sul Russiagate per conto degli Stati Uniti, si è voluto concentrare proprio sul fatto che oggi è sempre più difficile fissare i confini geografici entro i quali i servizi segreti possono e devono operare:

Un’arena digitale che ha abbattuto le frontiere fisiche, le frontiere materiali, tra gli attori statuali e ha dissolto i confini concettuali tra le tradizionali categorie di guerra e pace, amico e nemico, pubblico e privato, non ci porta automaticamente a incamminarci in un territorio incognito e ostile, tanto più che alla perdurante mancanza di una cornice giuridica internazionale del settore cyber fa da contraltare come ben sapete, almeno nell’aspetto decisivo della protezione dei dati, un impianto regolatorio europeo e quindi anche nazionale molto avanzato.

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