Crisi siriana: Germania, Olanda e Francia sospendono la vendita di armi alla Turchia

Aggiornamento - Anche la Francia in serata ha deciso di sospendere le esportazioni di armi verso la Turchia. A dare l'annuncio sono stati i ministeri degli Esteri e della Difesa: "In attesa di una cessazione di questa offensiva, la Francia ha deciso di sospendere ogni progetto di esportazione verso la Turchia di materiali bellici suscettibili di essere utilizzati nel quadro dell'offensiva in Siria. Questa decisione ha effetto immediato"

Germania e Olanda sospendono la vendita di armi alla Turchia

Alla condanna della comunità internazionale dopo l'invasione del nord della Siria da parte delle forze militari della Turchia stanno seguendo i primi fatti concreti da parte dei Paesi UE.

Ieri l'Olanda ha annunciato la sospensione dell'esportazione di armi verso la Turchia, così da iniziare a smettere di rifornire l'arsenale delle forze armate di Erdogan. L'Olanda fino a questo momento ha fornito ad Ankara alcuni componenti per i sistemi d'arma in uso in Turchia per un volume d'affari stimato intorno ai 29 milioni di euro all'anno.

E se anche Svezia, Danimarca e Norvegia hanno già reso noto di voler seguire presto l'esempio dell'Olanda - servono i tempi tecnici del parlamento per approvare le misure - oggi la Germania si è unita al coro: il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha annunciato oggi che non verranno più rilasciati i permessi per l'esportazione di attrezzature militari verso la Turchia.

La mossa della Germania è senza dubbio quella più consistente tra quelle annunciate finora, considerando che lo scorso anno il Paese avrebbe esportato verso la Turchia armi per un valore complessivo di 243 milioni di euro, un terzo di tutte le armi esportate dalla Germania.

Non ci si sta muovendo soltanto per limitare la fornitura di armi alla Turchia, ma anche per dare un contribuito alla Siria. La Ministra degli Esteri della Svezia, Ann Linde, ha annunciato che il Paese ha intenzione di aumentare il supporto economico alla Siria di 100 milioni di corone, circa 9 milioni di euro. Quei fondi saranno inviati ad organizzazioni come l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA):

Crediamo che quello che sta facendo la Turchia sia un'escalation della situazione, un crimine contro la legge internazionale e un'azione militare che farà pagare i curdi a caro prezzo invece di rispettarli per i sacrifici fatti nella guerra al Daesh. [...] C'è sempre stato un enorme bisogno di aiuti umanitari nei campi rifugiati e ora, dopo quello che è successo, ci saranno ancora più rifugiati e un bisogno ancora maggiore di beni fondamentali come cibo, acqua e riparo.

L'Italia, che nel 2018 ha esportato in Turchia armi per un valore di 362 milioni di euro, non si è ancora accodata agli altri Paesi UE, ma finora si è limitata a condannare in modo ufficiale l'offensiva di Erdogan e auspicare una risposta unita da parte dell'UE. Un primo segnale in questo senso è arrivato oggi da Nicola Zingaretti, che ha chiamato in causa il governo:

Bisogna fermare l'invasione da parte della Turchia, siamo al fianco del popolo curdo. Mobilitiamoci in tutte le città. Il Governo Italiano, oltre ai provvedimenti che sta adottando, valuti subito il blocco delle esportazione delle armi alla Turchia.

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