Siria: fuga in massa dai campi profughi | Trump: "L'Europa deve prendersi i prigionieri dell'Isis"


Prosegue l’operazione militare turca contro i curdi nel nord della Siria con raid questa mattina all’alba a Gire Spi e Serekaniye. L’Ong Osservatorio siriano per i diritti umani parla di fuga in massa delle famiglie dei miliziani dell’Isis dalla zona calda, dove vivono circa 12mila stranieri, tra cui 8mila donne e 4mila minorenni.

Fonti curde parlano di almeno 800 familiari dei terroristi dell'Isis già fuggiti dai campi profughi. Secondo Donald Trump è l'Europa a doversi fare carico dei prigionieri di Daesh. Su Twitter il presidente americano scrive che: "L'Europa avrebbe già dovuto riprenderli dopo numerose richieste. Dovrebbero farlo ora. Non arriveranno e non saranno mai ammessi negli Stati Uniti".

Intanto dall’Europa che discute l'embargo sulle armi alla Turchia (Luigi Di Maio si è detto pronto a proporre la moratoria al Consiglio Affari Esteri Ue), il presidente francese Emmanuel Macron fa sapere che accentuerà i suoi sforzi diplomatici, in coordinamento con Bruxelles, alleati Nato e membri della coalizione anti-Isis "per ottenere l'immediata cessazione dell'offensiva turca in corso". Secondo Macron l’offensiva di Erdogan può provocare "conseguenze umanitarie drammatiche" oltre a rilanciare l’Isis.

Di gravissima crisi umanitaria parla anche il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres: "È la più grande catastrofe umanitaria dopo la fine della Seconda guerra mondiale", un vero e proprio "inferno sulla terra". Guterres spiega che nella Siria dilaniata negli ultimi anni dalla guerra civile e dall’azione dell'Isis "su 23 milioni di abitanti, 5,9 sono sfollati interni e 5,6 riparati nei Paesi vicini" mentre "500mila persone hanno perso la vita sotto le bombe".

In questo quadro e come annunciato ieri da Damasco truppe regolari dell’esercito siriano sono entrate nelle ultime ore a Tal Tamr, a circa 20 km dal confine turco per "contrastare l'aggressione della Turchia" scrive l’agenzia Sana secondo cui i soldati di Assad, inediti alleati delle milizie curde (con la mediazione di Mosca), sono stati accolti con favore dalla popolazione locale.

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