Torture in carcere, Salvini difende gli agenti arrestati: "La parola di uno spacciatore vale più di quella di un poliziotto?"

La parola di un agente di polizia vale più di quella di una persona che ha trascorso del tempo in carcere. Ne è convinto l'ex Ministro dell'Interno e leader della Lega Matteo Salvini, che oggi durante la sua campagna elettorale in Umbria ha risposto alle domande dei giornalisti sull'arresto di sei agenti della Polizia Penitenziaria con l'accusa di ripetuti atti di violenza e tortura proprio nei confronti di alcuni detenuti.

Salvini, garantista solo quando fa comodo alla sua campagna elettorale, si sostituisce ai magistrati che hanno disposto gli arresti domiciliari per i sei agenti del carcere Lorusso e Cutugno di Torino e si dice certo della loro innocenza. E fa capire chiaramente che la parola di una persona in divisa vale più di quella di un qualsiasi altro cittadino che abbia commesso dei reati:

Io non so se è scattata un'epidemia in qualche tribunale, perchè o si stanno scoprendo come pericolosi torturatori uomini e donne in divisa oppure c'è qualcuno che si fida degli spacciatori e non dei poliziotti.

Il leader leghista ribadisce la massima solidarietà agli agenti e di fatto accusa gli ex detenuti che si sono fatti avanti di aver mentito:

Nel caso di Torino la mia massima solidarietà agli agenti agli arresti. Non c'è un referto medico, non c'è una denuncia. C'è la parola di qualche ex detenuto contro quella di sei poliziotti. Mi viene rabbia a pensare che siano a casa senza stipendio. Uno stato civile punisce gli errori, anche quando ci sono commessi da uomini in divisa, però che la parola di un detenuto valga l'arresto di un poliziotto a me fa girare le palle terribilmente.

Salvini ci tiene a sottolineare che i sei agenti arrestati sono dei padri di famiglia, come se il fatto che una persona indossi una divisa e abbia messo su famiglia lo ponga al di sopra di ogni sospetto. Mentre il criminale, pure se fuori dal carcere e riabilitato, rimane un cittadino di serie B agli occhi di un ex Ministro.

La posizione di Salvini è assolutamente in linea col personaggio. Nel 2015, quando si stava discutendo di introdurre il reato di tortura, si era schierato contro al grido di "se qualcuno si fa male sono affari suoi":

Carabinieri e polizia devono poter fare il loro lavoro. Se devo prendere per il collo un delinquente, lo prendo. Se cade e si sbuccia un ginocchio, sono cazzi suoi.

È evidente, insomma, che la concezione che Salvini ha di violenza fisica e tortura è ben diversa da quella dei magistrati e, in questo caso, anche del garante dei detenuti che ha segnalato il caso di Torino alle autorità competenti.

Saranno le indagini, avviate dalla Procura di Torino, a stabilire la verità. I sei agenti, accusati del reato previsto dall'articolo 613 bis, rischiano tra 4 e 10 anni di carcere in caso di condanna.

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