Manovra, Renzi e M5S attaccano, Franceschini: "Un ultimatum al giorno toglie il governo di torno"

Il tweet di Franceschini è stato retwittati anche da Zingaretti.

Dario Franceschini

Dario Franceschini ne ha abbastanza e ha fatto capire che la pazienza si sta esaurendo con un tweet in cui ha scritto solo:

"Un ultimatum al giorno toglie il governo di torno"

E il messaggio è stato retwittato anche dal segretario del PD Nicola Zingaretti. A far arrabbiare i dem è l'atteggiamento che i loro compagni di governo, MoVimento 5 Stelle e Italia Viva, hanno nei confronti della manovra. I pentastellati oggi hanno pubblicato un post sul Blog delle Stelle intitolato "Una manovra economica con un messaggio culturale diverso" e hanno scritto, in grassetto:

"Senza il voto del MoVimento 5 Stelle non si va da nessuna parte. Questo è quello che hanno chiesto i cittadini nel 2018 e noi non tradiremo mai la parola data agli italiani"

E si sono soffermati sulla lotta all'evasione, scrivendo:

"Di fronte alle proposte contenute in manovra, dal tetto al contante alla multa sul POS, saremmo anche d’accordo se queste rappresentassero delle vere misure anti-evasione finalizzate ad individuare ulteriori risorse per lo Stato. Ma qui il punto è che l’inserimento di queste misure non solo non fa recuperare risorse, ma addirittura rischia di porre questo Governo nello stesso atteggiamento di quelli del passato, che pensavano di fare la lotta all’evasione mettendo nel mirino commercianti, professionisti e imprenditori. Un segnale culturale devastante, se a maggior ragione nel Governo stiamo ancora cercando l’intesa sul carcere e la confisca per i grandi evasori, cioè per coloro che evadono più di 100.000 euro. Del resto, come si può pensare di obbligare il titolare di una piccola attività familiare ad avere il pos se poi le commissioni delle banche restano altissime? Per noi può esserci l’obbligo del pos se si azzerano le commissioni sulle transazioni elettroniche. Come lo stesso limite del contante, non ci vede contrari ma bisogna mettere in condizione tutti di poter usare una carta di credito"

Tra gli altri punti critici, secondo il M5S, anche l'abbassamento troppo esiguo del cuneo fiscale e l'intenzione di togliere la flat tax per le partite Iva sotto i 65mila euro. Poi i pentastellati ribadiscono la fiducia nel governo e soprattutto nel Premier Giuseppe Conte che difende quota 100, poi scrivono:

"Consegnate le opportune rassicurazioni all’Europa, adesso riteniamo opportuna la convocazione di un vertice di maggioranza per lavorare alle intese che ancora non ci sono. Se dovessero mancare delle risorse, visto che per noi non si possono recuperare alzando le tasse alle partite IVA, siamo pronti a metterci al tavolo e proporre nuove coperture, come ad esempio un maggior gettito dai concessionari autostradali che ogni anno ci alzano le tariffe dei caselli, magari senza nemmeno fare la manutenzione adeguata, e per di più con contratti e rendimenti che non esistono in nessun altra parte del mondo"

Ma il fuoco contro la manovra è incrociato, perché anche Matteo Renzi ha attaccato e da una parte ha puntato il dito contro quota 100, dall'altra si è detto d'accordo con il M5S sulla lotta all'evasione da fare senza penalizzare i commercianti e gli artigiani e senza complicare la vita alle partite Iva, inoltre si è detto contrario "ai microbalzelli come la sugar tax o le imposte sulla casa".

A fine giornata è intervenuto anche il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri per cercare di calmare gli animi e ha detto:

"L’impianto della manovra non cambia e non cambierà: i contrasti in un governo di coalizione sono fisiologici, è normale che in un governo di coalizione ognuno voglia farsi sentire. Noi ascoltiamo tutti e ragioneremo su tutti i dettagli della manovra che nel suo indirizzo è stata già decisa e approvata"

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