Presidenziali 2020, Clinton contro candidata dem: "È un asset dei russi"

Il Partito Democratico statunitense è impegnato nelle primarie per le Presidenziali 2020, nelle quali il favorito principale è l'ex vicepresidente Joe Biden oltre a Bernie Sanders, che perse la corsa contro la Clinton nel 2016. Non ci sono però solo loro due ad ambire a diventare il candidato presidente. In corsa, al momento, ci sono 19 candidati.

Tra questi non c'è Hillary Clinton, che ha deciso di rinunciare a quella che sarebbe stata la sua terza campagna delle primarie consecutiva. Nel corso di un'intervista, però, la Clinton ha lanciato una pesante accusa, denunciando una possibile interferenza dei russi nel voto.

Senza fare nomi, la Clinton ha sostenuto che i russi avrebbero iniziato a supportare una candidata attraverso la rete: "Non faccio previsioni ma credo che loro (i russi, ndr) abbiano messo gli occhi su qualcuna che attualmente sta partecipando alle primarie democratiche e la stanno preparando a presentarsi come candidata di un terzo partito. È la favorita dei russi".

In corsa ci sono 5 donne: la deputata Tulsi Gabbard, le senatrici Kamala Harris, Elizabeth Warren, Amy Klobuchar e la scrittrice Marianne Williamson. I media americani hanno individuato in Tulsi Gabbard la donna nel mirino della Clinton, secondo la quale i russi la starebbero sostenendo ora per poi farlo in futuro anche fuori dalla lotta tra Partito Democratico e Partito Repubblicano, alla guida di un terzo partito in grado di condizionare le elezioni: "Sì è un asset russo, perché sanno che non potranno vincere senza un candidato di un terzo partito. Non so che cosa succederà ma vi garantisco che ci sarà una sfida poderosa negli stati chiave dove i repubblicani ne hanno più bisogno e si stanno organizzando per sostenerla".

Alle scorse elezioni presidenziali ci fu il caso di Jill Stein, attivista per l'ambiente e candidata del Green Party, capace di conquistare 1,5 milioni di voti. Nel corso dell'inchiesta sul Russiagate la commissione del Senato indagò proprio sul caso della Stein, sospettando che fosse stata sostenuta sui social network e in generale in rete dai russi, allo scopo di sottrarre al Partito Democratico un elettorato potenzialmente vicino alla Clinton, in modo da favorire così la corsa di Trump alla Casa Bianca.

Secondo la Clinton, adesso i russi starebbero lavorando sul medesimo schema: sostenere una candidata di un terzo partito per far perdere consenso al Partito Democratico. Tulsi Gabbard ha negato in modo netto la possibilità di potersi candidare con un terzo partito ed ha giudicato "vigliacche" le accuse dell'ex segretaria di Stato, definita "la regina dei guerrafondai" impegnata in una campagna "per distruggere" la sua reputazione.

Mailgate Clinton, 38 funzionari accusati

Intanto negli Usa si è tornato a parlare di un caso che è costato molto alla Clinton durante le presidenziali del 2016. Il Senatore repubblicano Chuck Grassley ha diffuso il rapporto sul "Mailgate", risultato di lunghe indagini interne al Dipartimento di Stato. Al centro della vicenda c'era l'uso di una mail privata da parte della Clinton quando era Segretaria di Stato, accusata di aver messo così in pericolo informazioni sensibili.

I risultati dell'indagine hanno confermato che "non sono state trovate prove persuasive di sistematica o deliberata mala gestione di informazioni riservate", ma ha accusato 38 tra funzionari ed ex funzionari di aver violato e procedure di sicurezza in 91 casi, anche se nessuno di questi è stato coinvolto materiale classificato come "riservato".

In pochi casi le mail sono state inviate direttamente alla Clinton al di fuori delle procedure previste; la maggior parte erano indirizzate al vicesegretario di Stato William Burns o all'ex direttore della pianificazione politica Jack Sullivan, i quali hanno successivamente trasmesso le comunicazioni alla casella di posta privata della Clinton, violando così le regole di sicurezza.

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