Manovra, Di Maio impara dagli errori del passato: "Parliamo dopo i risultati"

Di Maio decreto rimpatri sicuri

La manovra è ormai in dirittura d'arrivo e dopo la richiesta di chiarimenti da parte della Commissione Europea si stanno mettendo a punto gli ultimi dettagli. E la storia recentissima sembra aver insegnato qualcosa al nuovo esecutivo. O almeno al Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che stavolta sembra voler evitare i grandi annunci che hanno caratterizzato la precedente legislatura.

E così, nel commentare gli ultimi ritocchi alla manovra, Di Maio ha preferito rimanere cauto: "L'ho detto la settimana scorsa e lo dico anche qui: io preferisco parlare dopo aver ottenuto i risultati. Dobbiamo imparare dagli errori del passato, in passato forse abbiamo parlato un po' troppo prima di ottenere i risultati".

I grandi proclami e le grandi promesse sono stati una costante nei quattordici mesi del governo gialloverde. Ogni iniziativa veniva promossa come una sorta di rivoluzione, come qualcosa di mai visto prima. Poi, però, i nodi sono venuti al pettine, spesso dopo una manciata di giorni. E adesso Di Maio evita di esagerare:

Ci sono due risultati importanti su cui noi avevamo chiesto la massima attenzione e per cui siamo particolarmente felici come M5S. Il primo riguarda la questione dell'obbligatorietà dei Pos. Su questo deve vincere la logica e ha vinto la logica. Se vogliamo a dire a tutti i commercianti 'dovete dotarvi del Pos altrimenti vi beccate una multa' va bene dirlo, ma prima dobbiamo abbassare i costi che ci sono sul dispositivo e anche sulle carte di credito.

Il secondo punto è una delle bandiere del Movimento 5 Stelle, il carcere per i grandi evasori e la confisca per sproporzione. Dopo un primo no degli alleati di governo, le cose sono cambiate: "In questi giorni come M5S non volevamo e non vogliamo fare alcuna polemica, ma ci siamo detti da quando esiste il Movimento che è inutile vessare i piccoli e lasciare che i grandi squali dell'evasione italiana facciano quello che vogliono".

Di Maio ha voluto confermare anche che nulla cambierà per le partite IVA a regime forfettario, contrariamente a quando emerso dalla bozza fatta arrivare a Bruxelles:

Non ho ancora chiuso l'accordo sulle partite Iva e quindi sul regime forfettario, ma vi dico che al 100% resterà il 15% forfettario, stiamo ancora limando gli ultimi dettagli. Se come Stato alla fine del 2018 ti dico 'tu professionista, commerciante, nei prossimi anni pagherai solo il 15% di tasse', dopo un anno non ti posso cambiare le carte in tavola, perché ti passa la voglia di avere a che fare con lo Stato.

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