Brexit, Johnson: "Più tempo alle Camere ma elezioni anticipate prima di Natale"

Aggiornamento 24 ottobre 2019 - Boris Johnson vuole le elezioni anticipate in Gran Bretagna il 12 dicembre. Il premier inglese, che vede naufragare il suo piano di Brexit entro il 31 ottobre, lo ha dichiarato a margine di una riunione del consiglio di gabinetto. Johnson si è detto disposto a dare ancora tempo al Parlamento per ratificare il suo accordo con Bruxelles sulla Brexit, ponendo però una condizione: i parlamentari devono esprimersi a favore delle elezioni anticipate prima di Natale.

Brexit, bocciato il piano a tempo di Johnson: "Mi consulterò coi leader UE"

22 ottobre 2019 - La minaccia di Boris Johnson non è servita. La folle proposta di approvare il corposo Withdrawal Agreement Bill nell'arco di tre giorni, avanzata in serata dal premier britannico, non ha ottenuto il supporto della Camera dei Comuni (322 voti a favore, 308 contrari).

Come anticipato in mattinata in quello quello che per molti era il ricatto di un bambino, Boris Johnson ha quindi deciso di sospendere in toto il Withdrawal Agreement Bill, che pochi minuti prima era stato approvato con 329 voti a favore e 299 contrari, finché non si sarà consultato coi leader dei Paesi UE.

La Brexit al 31 ottobre prossimo sembra ormai impossibile da attuare, anche se Johnson sembra ancora convinto di riuscire a farlo: "In un modo o nell'altro lasceremo l'UE con questo accordo che la Camera dei Comuni ha appena approvato".

Immediata la reazione, via Twitter, della Commissione UE tramite la portavoce Mina Andreeva:

La Commissione europea prende atto del risultato di stasera e si aspetta che il governo britannico ci informi sui prossimi passi.Il presidente del Consiglio UE sta consultando i leader sulla richiesta del Regno Unito di una proroga fino al 31 gennaio 2020.

Brexit, Johnson e l'ultimatum di 72 ore ai parlamentari: "Pronto alle elezioni anticipate"

I nodi nel Regno Unito sono pronti a venire al pettine e le elezioni anticipate diventano sempre più concrete, anche se il premier Boris Johnson è convinto di aver trovato la soluzione allo sgambetto che gli è stato fatto la settimana scorsa.

Sabato la Camera dei Comuni ha approvato con 322 sì e 306 no il cosiddetto emendamento Letwin che dà il via libera alla Brexit per il 31 ottobre 2019 a patto che venga prima approvato il pacchetto di riforme messo a punto dall'esecutivo britannico per il post-Brexit, una serie di norme che andranno a coprire - o almeno ci proveranno - le mancanze legislative che si avranno dopo l'addio all'Unione Europea.

Il Withdrawal Agreement Bill, questo il nome dato al pacchetto, è attualmente al vaglio della Camera Dei Comuni e oggi Johnson ha dettato un ultimatum: il pacchetto dovrà essere approvato entro i prossimi tre giorni - oggi sarà delineato un programma dettagliato delle varie norme da votare ciascun giorno - così da non dover chiedere all'UE una nuova estensione per la Brexit.

Se il pacchetto non sarà approvato secondo il programma fissato da Johnson, e se quindi partirà in automatico la lettera con la richiesta di qualche mese di tempo in più, il premier chiederà le elezioni anticipate:

Se il Parlamento si rifiuterà di permettere la Brexit e si metterà in mezzo per decidere di far slittare tutto a gennaio o forse ancora più tardi, il governo non potrà andare avanti in questo modo.

Johnson vuole davvero portare il Regno Unito fuori dall'UE il 31 ottobre ed è disposto a tutto pur di riuscirci, ma continua a non fare i conti con la realtà in cui si trova: non ha più la maggioranza in Parlamento e l'ultima cosa di cui ha bisogno è indispettire non soltanto l'opposizione, ma anche i suoi più fedeli. Eppure questo programma di tre giorni, ancora senza calendario preciso, ha già fatto proprio quello.

Ai deputati, infatti, sarà chiesto di lavorare ad oltranza per approvare un enorme pacchetto legislativo in appena tre giorni, riducendo al minimo le discussioni e gli approfondimenti. Senza considerare le dovute pause per dormire o mangiare, si avranno appena 72 ore di tempo per approvare qualcosa che in condizioni normali avrebbe richiesto settimane e settimane, se non mesi.

Il leader dei Laburisti Jeremy Corbyn ha già fatto sapere che i suoi voteranno contro il programma di tre giorni proposto da Johnson, definito "un abuso del Parlamento e un disgraziato tentativo di schivar ogni responsabilità, minuzioso esame o un qualsiasi tipo di dibattito".

I deputati parlano di bullismo nei loro confronti da parte di Johnson e hanno definito l'ultimatum di Johnson come un "ricatto infantile", ribadendo in coro che quanto dovrebbe essere deciso nell'arco di tre giorni "riguarderà tutti noi, i nostri figli e i nostri nipoti per decenni a venire". Viste le enormi e profonde conseguenze, insomma, è doveroso discutere e analizzare ogni dettaglio di tutti i provvedimenti da introdurre.

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