Ruby Ter, la teste Chiara Danese: "Ad Arcore violenze psicologiche e fisiche"

"Ad Arcore violenza psicologica e fisica". A parlare è Chiara Danese, una delle testimoni chiave nel processo Ruby Ter che vede imputato il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi e altre 27 persone accusate a vario titolo di corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza.

La giovane partecipò ad una delle serate di Arcore insieme ad Ambra Battilana Gutierrez, 18enne all'epoca dei fatti. Le due decisero però di andarsene dalla villa di Berlusconi quando capirono che la situazione era ben diversa da quella che era stata illustrata loro.

Insieme alla scomparsa Imane Fadil, Chiara Danese e Ambra Gutierrez sono diventate testimoni chiave per l'accusa e si sono costituite parte civile nel procedimento. Danese, che aveva già testimoniato in altre due occasioni, questa mattina ha ricostruito in aula la propria esperienza, da quando la sera del 22 agosto 2010 fece il suo ingresso nella villa di Arcore.

Una persona normale avrebbe tirato una sberla, ma in situazioni del genere non sai come comportarti. Io non sapevo chi fosse Berlusconi, mi avevano detto che si andava in un pub milanese dove c’erano persone importanti. Quando io e Ambra Battilana facevamo le scale, lui ci portava con la mano.

Danese ha riferito in aula dell'ormai famosa barzelletta di Berlusconi sul bunga bunga con tanto di statua di Priapo con la quale alcune delle ospiti a quella cena avevano simulato del sesso orale. Nel racconto della 27enne c'è anche Nicole Minetti, che sarebbe entrata nella stanza e avrebbe fatto uno spogliarello fino a rimanere completamente nuda con la sola eccezione dei sandali:

Si avvicinò a Emilio Fede e Silvio Berlusconi e si fece baciare il seno.

Danese ha riferito in aula di esser stata palpata sul fondoschiena dal leader di Forza Italia e di aver subito nei mesi e negli anni successivi le conseguenze psicologiche della sua partecipazione a quella serata dal momento in cui decise di denunciare tutto alle autorità:

Mi ha rovinato la vita perché la gente si è fatta un'idea basandosi sui giornali e io vengo considerata una escort. Sono stata vittima di bullismo, per un lungo periodo non uscivo di casa, sono andata in depressione, ho sofferto anche di anoressia. È stato difficile, ho sofferto tanto e ora sono in cura, prendo dei farmaci per affrontare la situazione.

Anche oggi, a distanza di nove anni da quella cena e con due processi che si sono già conclusi, la 27enne ha riferito che quell'etichetta sembra impossibile da rimuovere: "Dopo nove anni sto lottando perché la gente mi ha messo un'etichetta che è difficile da togliere. Vivendo in una piccola realtà anche fare la cameriera per me è stata dura, adesso ho ricominciato a studiare per avere un mestiere, ma sto facendo fatica. La mia famiglia mi aiuta economicamente e mi supportano tantissimo, adesso vedo un po' la luce".

Il processo continua.

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