Elezioni in Umbria, Di Maio si sottrae ancora una volta alle proprie responsabilità

Il Movimento 5 Stelle ieri ha visto ulteriormente dimezzarsi il proprio consenso elettorale in Umbria, arrivando ad ottenere un misero 7,4% all'interno della "coalizione civica", che poi altro non era che un centrosinistra allargato ai 5 Stelle. L'idea di fare fronte comune è stata lanciata proprio da Di Maio lo scorso 15 settembre con una lettera inviata a 'La Nazione' di Firenze.

"Il M5S va meglio da solo"

Adesso, dopo la batosta elettorale, Di Maio ha fatto un repentino passo indietro, rifiutandosi di assumersi ancora una volta le responsabilità di quella che fu una sua scelta tutti gli effetti: "Non ha funzionato questo esperimento. Tutta la teoria per cui si diceva che se ci fossimo alleati con un'altra forza politica saremmo stati un'alternativa, non ha funzionato. Abbiamo visto che si tratta di una strada non praticabile".

Per Di Maio, dunque, questa volta la responsabilità è dei "teorici delle alleanze". Con queste parole ha lasciato intendere di aver proposto il "patto civico" solo per accontentare chi sosteneva che fosse un passo da fare e non per un suo personale convincimento. Sarebbe stato interessante vedere cosa avrebbe detto e a chi avrebbe attribuito i meriti di questa idea se le cose fossero andate diversamente, ma forse questo è solo un esercizio inutile nel caso di Di Maio; gli piace da morire interpretare il ruolo di leader, ma nei fatti non lo è mancando di capacità, visione politica e carisma.

Non è stata casuale, in tal senso, la proposta che gli fece Salvini in extremis la scorsa estate: Luigi Di Maio sarebbe stato il miglior Premier possibile per consentire alla Lega di continuare a restare con due piedi in una scarpa, erodendo consenso all'alleato di Governo ed anche alla coalizione di centrodestra.

Dopo questo risultato il M5S e il Pd potrebbero ripartire insieme, magari rilanciando il progetto in modo serio e credibile. Quello in Umbria è stato a tutti gli effetti un esperimento fatto contro voglia, all'insegna della totale improvvisazione; una fusione a freddo, figlia solo della crisi di Governo a Roma, incapace di convincere alcuno che fosse il primo passo verso un disegno di più ampio respiro. Di Maio, però, non farà nulla del genere e si limiterà a tornare immediatamente al passato.

La soluzione individuata e lanciata dallo stesso Di Maio è diventata, infatti, una cattiva idea di altri, da archiviare il prima possibile perché "il M5S va meglio quando va da solo", cosa peraltro tutt'altro che scontata visto che sono cambiate totalmente le condizioni non essendo più il Movimento una novità con una verginità da poter sbandierare in pubblico.

In vista delle prossime elezioni regionali in Calabria ed Emilia-Romagna, Di Maio ha già annunciato che farà un contro-test, tornando a correre da solo: "la terza via, secondo me, il Movimento la può creare al di fuori dei due poli, non entrando nei due poli". E pensare che era stato proprio Di Maio ad indicare l'alleanza con il PD come "la terza via". Lo stato confusionale è oggettivamente totale.

"Il Governo deve durare 3 anni"

Questa sconfitta, in ogni caso, "non fermerà il Governo", che "lavora per portare avanti il programma". L'obiettivo è sempre quello di arrivare a fine legislatura: "Sto lavorando per far durare il governo altri tre anni e poi per farlo valutare dagli italiani, il voto arriverà. Saranno gli italiani, a quel punto, a dire se avremo lavorato bene o male. Al governo siamo una squadra; si vince e si perde insieme. Questo governo è nato quest'estate, ha mantenuto la promessa sul taglio dei parlamentari e la promessa di evitare l'aumento dell'Iva, ha approvato misure che nei prossimi mesi daranno frutti e miglioreranno la vita degli italiani, ma ora serve innovare e migliorare il programma, perché ci possono essere delle migliorie".

Archiviata la sconfitta in Umbria, Di Maio è pronto a tornare a lavorare sulla manovra: "questo testo deve definire dove vanno i soldi per le famiglie che fanno i figli, quale sia lo strumento per erogare le risorse. C'è la questione delle partite Iva, bisogna capire a chi va il taglio del cuneo fiscale e poi c'è tutta la questione legata ai meccanismi plastic tax. Non vorrei trasmettere un messaggio sbagliato: sono d'accordissimo con la sugar tax e la plastic tax, ma altri tipi di intervento sulle entrate vanno visti bene e avremo modo di discuterne".

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