Berlusconi, Alitalia e la virata a destra del Pdl

Il novello Pdl è veramente "spostato a destra"? Il programma in materia di immigrazione e sicurezza suggerisce di sì, ma martedì è arrivato un segnale destrorso anche in campo economico. Ecco le dichiarazioni rilasciate ieri da Silvio Berlusconi:"Il nostro Paese non dovrebbe privarsi di una compagnia di bandiera", che "deve restare italiana".

E ancora:"Penso che potrebbe intervenire una cordata di imprenditori italiani". Il Cavaliere poi, con un occhio alla Lega e ai voti lombardi, si preoccupa di Malpensa:"È inaccettabile penalizzare l'hub di Malpensa in caso di cessione della compagnia aerea. Non è possibile che un hub come Malpensa debba essere privato del 72% dei voli e che debba andare incontro ad una perdita di 1 miliardo o addirittura di due contro due-trecento milioni di Alitalia".

Infine, la frase che trovo più indicativa: "Un Paese deve saper sopportare le perdite di certe aziende".

Ora, Berlusconi si è più volte vantato - l'ultima volta se non erro nell'incontro con Vespa a Porta a Porta in occasione dell'apertura della campagna elettorale - di aver fatto meglio della Thatcher, la fautrice della rivoluzione liberale in Gran Bretagna. Dubito però che l'ex Premier britannico sottoscriverebbe le dichiarazioni del Cavaliere, che sanno di statalismo dirigista in salsa nazionalista.

Alla fine degli anni '70 la British Airways perdeva un sacco di soldi. Nel 1981, con la Lady di Ferro al potere, fu iniziata la ristrutturazione della compagnia di bandiera britannica e la privatizzazione avvenne nel 1987. Non solo abbiamo più di 20 anni di ritardo, ma adesso abbiamo anche la certezza che il centro-destra italiano, in campo economico, è di destra più che di centro. O forse si tratta solo dell’ennesimo nuovo partito: Forza AliTalia.

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