Lombardia: l’ex governatore Roberto Maroni condannato anche in appello

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Roberto Maroni è stato condannato in appello a Milano a un anno nel processo relativo a presunte pressioni atte a favorire due ex collaboratrici che lavoravano con lui al Viminale. L'ex ministro dell’Interno ed ex governatore lombardo in primo grado era stato condannato a un anno con pena sospesa per uno dei capi di imputazione mossi, cioè la turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente.

I giudici di secondo grado hanno quindi confermato la pena per l’esponente del Carroccio ma riqualificando il reato in turbata libertà degli incanti e non accogliendo la richiesta del sostituto procuratore generale Vincenzo Calia che nell’ultima udienza aveva chiesto di aumentare la pena da un anno a due anni e mezzo di reclusione, riproponendo l’accusa di induzione indebita. Reato per il quale Maroni era già stato assolto in primo grado.

Di cosa è accusato Maroni

Più in dettaglio, quando era al Pirellone Maroni secondo la pubblica accusa, avrebbe cercato di inserire Maria Grazia Paturzo nella delegazione del World Expo Tour, che tra la fine di maggio e i primi di giugno 2014 doveva far tappa a Tokyo. Inoltre l’ex presidente della Lombardia si sarebbe speso per far ottenere un presunto incarico in Eupolis, società regionale che si occupa di formazione, all’altra sua ex collaboratrice al Ministero degli Interni, Mara Carluccio.

Secondo il pg: "Tutto l’entourage di Maroni era consapevole della necessità di trovare un posto alle due ragazze". Maroni nella scorsa udienza si era difeso così: "Nella mia lunga attività politica e istituzionale non ho mai preteso né imposto niente a nessuno. In questo caso non ho mai preteso né imposto di assumere la Carluccio. Non ho mai richiesto a nessuno di violare una norma di legge, anche secondaria, per mio conto. Mai. Figuriamoci una norma penale".

La difesa dell’ex governatore lombardo: faremo ricorso

Il legale di Maroni, avvocato Domenico Aiello, spiega che il suo cliente "si aspettava di essere assolto... di sicuro non è felice. Il reato è stato riqualificato ma è stata mantenuta la pena. Non è una sentenza né più pesante né più leggera di quella del primo grado di giudizio. Non ho commenti da fare, devo prima leggere le motivazioni". Già annunciato il ricorso: "Non siamo d'accordo né sull'elemento soggettivo del reato né sulla riqualificazione operata dalla corte d’appello... Una riqualificazione necessita una lettura delle motivazioni. Certamente impugneremo perché non siamo d'accordo".

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