Tangenti, Lara Comi intercettata: "Dirò che non ho preso i 17mila euro"

L'ex eurodeputata di Forza Italia Lara Comi, al Parlamento UE per dieci anni dal luglio 2009 al luglio 2019, è finita oggi agli arresti domiciliari, ma era già da mesi nel mirino degli inquirenti e ne era consapevole.

A pesare sulla decisione di disporre gli arresti domiciliari sono state anche alcune intercettazioni che, secondo gli inquirenti, proverebbero la colpevolezza di Comi relativamente alle accuse formulate nei suoi confronti. Una, in particolare, coinvolgerebbe anche l'avvocato Maria Teresa Bergamaschi, coinvolta secondo i magistrati in una consulenza da 38mila euro poi incassata dalla AFOL Metropolitana.

Sarebbe stata Comi a suggerire a Bergamaschi di utilizzare l'applicazione Telegram per certe comunicazioni, così da evitare possibili intercettazioni. In una conversazione con l'amica, Comi avrebbe fatto una chiara ammissione: "Comunque oggi io dirò che non ho mai preso 17mila euro, non ho mai avuto consulenze con Afol né di società a me collegate che non esistono...".

Consapevole di essere sotto controllo, Comi avrebbe anche invitato Bergamaschi a non rispondere a telefonate sospette: "Se dovessero chiamarti non rispondere né al telefono, né agli sms poi ti spiego".

Nell'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, i magistrati hanno sottolineato "la peculiare abilità che l'indagata Comi ha mostrato di aver acquisito nello sfruttare al meglio la sua rete di conoscenze al fine di trarre [...] il massimo vantaggio in termini economici e di ampliamento della propria sfera di visibilità" dal ruolo pubblico che ha ricoperto in questi ultimi dieci anni.

E, ancora:

Nonostante la giovane età, Lara Comi ha mostrato nei fatti una non comune esperienza nel fare ricorso ai diversi, collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche e all'incameramento di finanziamento illeciti.

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