ArcelorMittal: "Stop impianti da gennaio"

incidenti sul lavoro 2018

In attesa dell'incontro in programma domani alle 15:30 al Mise in presenza del Ministro Patuanelli, dell'ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, e dei sindacati di Fim, Fiom e Uilm, ieri nella sede della regione Puglia si è tenuto un incontro per parlare delle aziende dell'indotto, che dipendono direttamente dall'ex Ilva. Dopo l'incontro in Regione si sono diffuse notizie negative circa le intenzioni di Arcelor Mittal, secondo le quali la multinazionale non avrebbe fornito le garanzie necessarie per i debiti in essere nei confronti dei fornitori.

Oggi l'Ad Morselli ha quindi incontrato la rappresentanza sindacale unitaria di Taranto, alla quale ha smentito di non aver offerto garanzie nei confronti delle aziende dell'indotto, ma ha contestualmente confermato lo stop degli impianti entro gennaio. A confermarlo è stato il segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli: "Questa mattina l'ad di Arcelor Mittal, Lucia Morselli, ha incontrato le Rsu di Taranto per smentire le notizie emerse dalla Regione Puglia al termine dell'incontro di ieri. Morselli ha invece comunicato il piano di fermate degli altoforni: Afo2 il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il 15 gennaio mentre verrà chiuso il treno a caldo tra il 26 e il 28 novembre per mancanza di ordini. Inoltre, la Rsu ha chiesto in che prospettive ci si muove e se intendono fare dichiarazioni di esuberi, discussione che l'azienda ha rinviato al tavolo ministeriale di domani".

Bentivogli ha poi sottolineato che questo piano "modifica sostanzialmente le previsioni contenute nell'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) pertanto l'azienda si confronterà con il ministero dell'Ambiente su questo cambio di programma. Se ancora non fosse chiaro la situazione sta precipitando in un quadro sempre più drammatico che non consente ulteriori tatticismi della politica".

Le segreterie provinciali di Taranto di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil hanno quindi precisato che l'ad Morselli ha offerto garanzie per le aziende dell'indotto, che dal canto loro hanno già iniziato a disimpegnarsi: "L'amministratore delegato ha chiarito che l'azienda rispetterà tutti gli impegni, a partire dal pagamento delle spettanze previste dal sistema di appalto. Infatti, proseguiranno con le attività previste dal piano ambientale e dal piano di manutenzione degli impianti e (Morselli ndr) ha inoltre affermato che gli stessi contratti non hanno subito nessun tipo di modifiche rispetto a quanto pattuito precedentemente. Pertanto, riteniamo inammissibile da parte di alcune aziende dell'indotto, l'avvio della procedura di cassa integrazione e la contestuale minaccia di mancati pagamenti degli stipendi per i lavoratori delle stesse aziende operanti all'interno dello stabilimento siderurgico".

Il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, è tornato oggi sull'incontro avuto ieri con l'ad di ArcelorMittal Italia: "È chiaro che prima che il giudice stabilisca il diritto al recesso da parte di ArcelorMittal, in teoria non può andare dal portiere e lasciare le chiavi, deve rimanere a Taranto. Ma era una mia personale constatazione, l'ad non aveva il compito di parlarmi di questo ma aveva solo il compito di assicurarmi che il pagamento dell'indotto sarebbe avvenuto. In questa fase ci vuole molta calma e io mi sono sempre permesso di consigliare a Mittal di studiare bene il diritto italiano, perché non ci si può sciogliere da un contratto soprattutto per un gruppo quotato in borsa di quel livello di immagine internazionale".

"Quindi io mi auguro che si trovi una via di uscita anche perché se ci sono problemi di economicità della gestione penso di avere capito che il governo italiano se ne fa carico, vuole comprendere quali sono le difficoltà di gestione della fabbrica, ma se si vuole rinegoziare l'accordo, il contratto, questa rinegoziazione non può avvenire con un atto che manca di rispetto al governo italiano che è appunto quello di annunciare il recesso 'ad nutum', in maniera secca".

Secondo Emiliano, in soldoni, la multinazionale dovrà fare un passo indietro, accettando il confronto con il Governo: "è stata un errore che mi auguro che Mittal comprenda, un errore di comunicazione e giuridico. Speriamo che si possa ricominciare a ragionare, perché se c'è un problema economico io penso che il governo italiano questa questione se la pone perché non può pretendere che qualcuno gestisca l'acciaieria perdendo 60 milioni al mese. Certo perdono il doppio di quello che perdevano i commissari del governo italiano, quindi evidentemente gestire quella acciaieria è veramente complicato".

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