ArcelorMittal: "Il governo ha preso in giro i grandi produttori di acciaio"

La Procura di Milano indaga. Il ministro Patuanelli: "Non riconosco il recesso".

ArcelorMittal

ArcelorMittal ha deciso e non sembra aver intenzione di tornare indietro. La società lascerà l'acciaieria di Taranto come già spiegato nei giorni scorsi: "Il recesso è in corso. Inutile parlare di esuberi o altro. Prima c’era l’immunità, ora non più e non si può produrre".

Il colpevole, secondo il collo dell'acciaio, è il governo italiano: "Ha preso in giro i più grandi produttori al mondo di acciaio e i Mittal ne hanno preso atto. Il governo ha preso in giro i salvatori della Patria".

Da qui non si torna indietro. Lucia Morselli, amministratore delegato di ArcelorMittal, ha metto un punto:

Una delle condizioni che era considerata essenziale, quando abbiamo firmato il contratto d’affitto, era l’immunità penale. Un’altra condizione era lo stato degli impianti che non era quello che ci era stato prospettato. Ci era stato detto che tutto quello che era stato chiesto dalla magistrature come interventi di miglioramento era in corso, invece non era stato fatto niente.

Incontro al Ministero dello Sviluppo Economico

Presso il ministero dello Sviluppo Economico è il giorno dell'incontro tra ArcelorMittal, Fim Fiom e Uilm alla presenza del ministro Stefano Patuanelli. Presenti anche l'ad di ArcelorMIttal Italia Lucia Morselli e i leader dei sindacati confederati Cgil, Cisl e Uil e delle sigle metalmeccaniche.

L'azienda continua a sostenere di voler recedere perché il contratto non è stato rispettato, mentre il ministro Patuanelli non riconosce il diritto di recesso e sottolinea come l'azienda abbia vietato le ispezioni ai commissari e questo è un fatto gravissimo che dovrà avere una adeguata risposta. L'ad Morselli in apertura di incontro ha detto:

"Noi riteniamo che ci siano le condizioni legali per il recesso. Secondo noi il contratto legalmente può essere sciolto e stiamo agendo in coerenza con questa condizione"

Maurizio Landini, segretario della Cgil, invece, parlando con i giornalisti prima di entrare al Mise, ha detto:

"Dall'Ilva alla Whirlpool passando per la Jabil di Marcianise, c'è un problema di rispetto degli accordi sottoscritti con Governo e parti sociali dai grandi gruppi, che puntualmente li violano. Far rispettare i patti significa garantire l'affidabilità tra le parti, altrimenti torniamo indietro. Mi rivolgo a Confindustria: non può difendere aziende, specie sue associate, che non rispettano gli accordi"

Il Premier Conte: "ArcelorMittal dovrà risarcire i danni"

Abbastanza duro l'intervento del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte contro ArcelorMittal. Su Facebook ha scritto:

"ArcelorMittal si sta assumendo una grandissima responsabilità, in quanto tale decisione prefigura una chiara violazione degli impegni contrattuali e un grave danno all’economia nazionale. Di questo ne risponderà in sede giudiziaria sia per ciò che riguarda il risarcimento danni, sia per ciò che riguarda il procedimento d’urgenza. È stato depositato il ricorso ex art.700 cpc al fine di fermare il depauperamento di un asset strategico del nostro sistema industriale come lo stabilimento ex Ilva di Taranto. Il governo non lascerà che si possa deliberatamente perseguire lo spegnimento degli altiforni, il che significherebbe la fine di qualsiasi prospettiva di rilancio di questo investimento produttivo e di salvaguardia dei livelli occupazionali e la definitiva compromissione del piano di risanamento ambientale"

ArcelorMittal: "Retrocessione completa entro il 4 dicembre"

ArceloMittal, intanto, in una lettera inviata, tra gli altri al ministero dell'Interno, Ambiente, Regione Puglia e Prefettura e Comune di Taranto, ha chiarito che la retrocessione dei rami d'azienda di Taranto sarà completata entro il 4 dicembre e ha spiegato:

"Saranno avviate le attività finalizzate all'ordinata e graduale sospensione dell'esercizio dello stabilimento siderurgico di Taranto operate con modalità atte a preservare la integrità degli impianti in pendenza della retrocessione dei rami d'azienda"

Nella lettera viene comunicato inoltre che le operazioni di sospensione "impatteranno, inevitabilmente, anche sulle attività della centrale, che dovranno essere in parte sospese" e potrebbero essere necessarie "fasi transitorie con possibili emissioni visibili e possibile accensione delle torce dello stabilimento siderurgico".

Ricorso d'urgenza dei commissari straordinari

I commissari straordinari dell'ex Ilva hanno presentato a Milano un ricorso d'urgenza per chiedere ad ArcelorMittal di rispettare gli accordi presi in precedente, ritenendo che non ci siano le condizioni per chiedere il recesso.

È questa una possibilità riconosciuta dall'articolo 70 del codice di procedura penale, che permette di intervenire in una causa in cui si ravvisa un interesse pubblico, come in questo caso. Il procuratore Francesco Greco ha chiesto al coordinatore del secondo dipartimento Maurizio Romanelli di seguire le modalità di intervento di cui si occuperanno i Pm Stefano Civardi e Mauro Clerici, che sono titolari del procedimento relativo alla bancarotta dell'Iva.

Nuova indagine della Procura di Milano

Ma intanto proprio la Procura di Milano ha aperto un nuovo fascicolo, ancora senza reati né indagati, incentrato sul contratto d'affitto da cui ArcelorMittal pretende di recedere. È probabile che i magistrati vogliano scovare eventuali reati economico-societari, anche se è ancora troppo presto per dirlo.

Solo questa mattina, infatti, il nuovo filone di indagine è stato assegnato sempre a Stefano Civardi e Mauro Clerici, che nel 2016 avevano chiesto il fallimento della controllante Riva Fiere.

Di Maio: "Non ci facciamo prendere in giro"

Il ministro degli Esteri ed è ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio è intervenuto sul caso Ilva con una diretta Facebook in cui ha detto:

"Dobbiamo combattere la disinformazione, come su Ilva e sullo scudo penale. Mittal lascia Taranto per lo scudo? E come mai lascia anche la Polonia e il Sud Africa? Non ci facciamo prendere in giro..."

E ha aggiunto:

"Loro avevano fatto i conti, pensavano di poter produrre e mettere sul mercato 8 milioni di tonnellate da Taranto, dopo un anno hanno detto: 'ci siamo sbagliati, sono 4 milioni'. Quando glielo fai notare ti rispondono dei dazi, ma loro sapevano benissimo, quando hanno rilevato l'ex Ilva, che sarebbero stati introdotti. Se a un imprenditore o a un commerciante le cose gli vanno male non è che lo Stato va lì e paga tutto quel che non riesce, anche per loro dobbiamo farci rispettare e far restare a Taranto"

E ha concluso dicendo che ora occorre mettersi a una tavolo e trovare una soluzione perché è inaccettabile che dopo un anno dicano "ce ne andiamo".

Retribuzioni di ottobre a data "da destinarsi"

Per i lavoratori, intanto, i problemi sono ancora più urgenti. Mentre manager e politici provano a trovare una soluzione, loro devono affrontare disagi immediati.In particolare, l'azienda ha comunicato loro che le retribuzioni del mese di ottobre 2019 saranno "riconosciute a data da destinarsi" a causa dei mancati pagamenti delle fatture scadute da parte della committente ArcelorMittal.

È chiaramente una situazione insostenibile per i lavoratori e le loro famiglie, che subiscono sulla propria pelle l'incapacità e forse anche il menefreghismo dei manager. Per questo oggi organizzazioni sindacali di Fim Cisl e Fiom Cgil, le rappresentanze sindacali unitarie e tutti i lavoratori della ditta "Pietro Lacaita", impegnati nei cantieri di ArcelorMittal, Arsenale e Torricella di Taranto, hanno proclamato uno sciopero per tutta la giornata lavorativa odierna.

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