Caso Stefano Cucchi, la sorella Ilaria querela Salvini

"Questo testimonia che la droga fa male sempre e comunque". Sono state queste le parole che ha pronunciato Matteo Salvini per commentare a caldo la notizia della condanna dei carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro per l'omicidio di Stefano Cucchi. I due sono stati condannati per il reato di omicidio preterintenzionale a 12 anni di carcere lo scorso 14 novembre, proprio mentre Salvini si trovava all'interno del PalaDozza di Bologna per l'apertura della campagna elettorale di Lucia Borgonzoni, candidata Presidente in Emilia Romagna per il centrodestra. Poco prima dell'inizio della convention Salvini ha commentato la notizia con le parole sopra riportate.

La scelta dell'ex ministro di tirare in ballo la droga, che non ha nulla a che vedere con la morte di Stefano, non è ovviamente piaciuta alla famiglia Cucchi, che oggi ha annunciato querela nei confronti del leader leghista attraverso il profilo Facebook di Ilaria.

La sorella di Stefano ha iniziato il suo post affermando di "non poter consentire" al "signor Matteo Salvini di giocare sul corpo di Stefano Cucchi". Ancora una volta, quindi, Ilaria Cucchi ha condiviso su Facebook la foto scattata al cadavere del fratello nell'obitorio dell'ospedale Pertini, sul quale si vedevano chiaramente i segni del pestaggio subito: "Questo era quel che rimaneva di Stefano. Dei suoi diritti. Della sua dignità di essere umano".

Ilaria Cucchi ha ricordato, ancora una volta, che è stata proprio la sua famiglia a denunciare la presenza di sostanze stupefacenti nella casa del fratello dopo la sua morte, dimostrando grande rispetto e fiducia nei confronti dell'Arma dei Carabinieri che invece, per mano di alcuni suoi militari infedeli, era già al lavoro per cercare di occultare le responsabilità del caso.

La sorella ha quindi ricordato e ammesso le colpe di Stefano, censurando allo stesso tempo le parole di Salvini: "Stefano Cucchi ha sbagliato ed avrebbe dovuto pagare ma non morire in quel modo. Il giorno in cui viene pronunciata la sentenza ha il coraggio di dire quelle parole come se fosse al bar e parlasse ai suoi amici?"

Questo il testo del post condiviso su FB dalla sorella di Stefano:

Il signor Matteo Salvini non può giocare sul corpo di Stefano Cucchi. Non posso consentirglielo.
Questo era il suo volto quando io ed i miei genitori lo vedemmo all’obitorio il 22 ottobre del 2009. Questo era quel che rimaneva di Stefano. Dei suoi diritti. Della sua dignità di essere umano.
Immagino che questo post verrà oscurato da Facebook perchè idoneo ad urtare la sensibilità di qualcuno mentre, viceversa, non vengono oscurati tutti i commenti ed i post di insulti e minacce e falsità che, molto bene organizzati, sono comparsi sui social dopo la presa di posizione pubblica dell’ex Ministro dell’Interno. Lo devo a mio fratello. Lo devo a mia madre che, pur estremamente sofferente, ha trascorso tutta la giornata del 14 novembre scorso in attesa di una sentenza che ci rendesse giustizia. Lo devo a mio padre la cui fiducia nello Stato ha fatto sì che compisse il sacrificio più pesante che si potesse chiedergli: denunciare il proprio figlio, da morto e dopo averlo visto in queste terribili condizioni, per la sostanza stupefacente trovata a casa sua.
Stefano Cucchi ha sbagliato ed avrebbe dovuto pagare ma non morire in quel modo. Il giorno in cui viene pronunciata la sentenza ha il coraggio di dire quelle parole come se fosse al bar e parlasse ai suoi amici?
Sono solo una normale cittadina ma non posso fare altro che querelarlo.
Mi piacerebbe tanto che l’attuale Ministro dell’Interno sostituisse la costituzione di parte civile fatta proprio dal sig. Salvini con la propria. Non sono un avvocato ma forse potrebbe essere possibile.
Ed ora che i leoni da tastiera si scatenino pure con le loro menzogne sempre più raffinate e costruite ad arte.
Io vado avanti

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