Zingaretti: "Governo senza anima". Renzi: "Non si può regalare il Paese a Salvini"

Matteo Renzi su abolizione CNEL e M5S

Oggi sono state pubblicate due interviste che sembrano un botta a risposta a distanza tra Zingaretti (a Repubblica) e Renzi (al Corriere). Il Governatore del Lazio, nonché segretario del Pd, ha ribadito la sua preoccupazione circa la tenuta del Governo: "Il governo non ha ancora un'anima, e se non la trova rischia: finirebbe come nel film Wargames, senza vincitori. E in questo caso la vittoria andrebbe a Salvini". Fatta questa riflessione, il segretario Dem ha lanciato un avvertimento agli alleati: "Troppe liti, non si può governare insieme da avversari: se qualcuno si illude adesso di fare la corsa da solo, e in modo strumentale, gli italiani lo puniranno".

Il messaggio era indirizzato ai 5 Stelle, ma senza alcun dubbio anche e soprattutto alla pattuglia dei renziani che continua ad ostentare quel dinamismo (in versione lamentosa) caratteristico del proprio leader, con l'ambizione di fare sia l'incudine che il martello in questo Governo, cercando di prosciugare l'elettorato del Pd e veder così crescere il proprio consenso un po' come è riuscito a fare Salvini nel precedente Governo.

Se Zingaretti è parso preoccupato per la tenuta di questo Governo, ponendosi comunque dei limiti di sopportazione alle incomprensioni reali e strumentali, lo stesso non ha fatto Renzi. Il capo di Italia Viva, ora come ora, ha il terrore delle elezioni anticipate, consapevole di poter raccogliere (almeno al momento) solo uno scarso consenso che potrebbe far naufragare sul nascere il suo progetto alla Macron.

Preoccupato da questo dato inconfutabile, Renzi è tornato ad agitare lo spauracchio dei barbari sovranisti alle porte che - è sempre bene ricordarlo - in caso di vittoria del sì nel suo referendum avrebbero potuto oggi realmente fare il bello ed il cattivo tempo, silenziando qualsiasi tipo di dissenso. All'epoca Renzi era convinto realmente di incarnare, "l'ultima speranza" come scrivevano diversi colleghi giornalisti, e puntava ad avere mano libera. Adesso che gli italiani guardano a Salvini, sembra aver decisamente cambiato idea e punta a fare tutto il possibile per rimandare l'appuntamento con le urne: "Andare a votare oggi significa regalare a Salvini il Paese, il Quirinale, i pieni poteri. E come se non bastasse significa lasciargli Emilia, Toscana e Lazio. Può darsi che questa sia la decisione autolesionista di parte del gruppo dirigente del Pd. Ma non credo sia l’interesse degli elettori del Pd, oltre che dei cittadini italiani. Noi siamo nati pronti e non ci fa paura nulla. Ma faremo di tutto per eleggere un presidente della Repubblica non sovranista. Questa è la nostra sfida. E Italia Viva la vincerà".

L'obiettivo principale di Renzi è quello di riuscire a sbloccare i cantieri, prendendo ad esempio il 'modello Expo' (auguri a lui e a noi tutti) procedendo, dunque, a colpi di procedure straordinarie a discapito dei controlli: "I ministri noi li aiutiamo, non li sostituiamo. Ma soprattutto vogliamo aiutare il Paese. La situazione italiana è seria: la crescita zero fa male alle aziende e fa crescere il rapporto debito/Pil. Noi proponiamo di sbloccare i 120 miliardi di euro che sono fermi nei cassetti attraverso l’utilizzo di procedure straordinarie come abbiamo fatto a Milano con l’Expo. Il modello Expo ha rilanciato Milano, il modello Expo può rilanciare l’Italia. Ma non c’è un secondo da perdere, serve uno shock. Con noi il Pil cresceva, adesso è a zero. Non possiamo aspettare che sia troppo tardi".

Il Pd non concorda sul metodo e neanche sulle consistenze delle cifre da sbloccare, mentre Renzi è convinto che le risorse ci siano: "Ho fatto quattro manovre: tre leggi di bilancio e il decreto legge sugli 80 euro. E dunque conosco i numeri. Sono pronto a un duello all’americana, in TV o in un centro studi, con chiunque dica che manchino i soldi. Rilanciare le infrastrutture, sbloccando i cantieri, è oggi emergenza nazionale. Dovremmo evitare polemiche tra partiti e dare tutti una mano. Gli italiani vogliono tranquillità, non l’estremismo di chi esaspera lo scontro. Per questo sogno di ottenere non la maggioranza ma l’unanimità sul testo che Italia Viva sta predisponendo per il progetto Italia Shock. Perché tutti sono d’accordo a parole con l’esigenza di sbloccare i cantieri. Ora che finalmente qualcuno propone un decreto, nessuno può tirarsi indietro. I soldi ci sono, serve la volontà. Italia Viva risponde presente. Gli altri?".

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