Caso Cucchi, il capo della polizia: "Chi ha offeso dovrebbe chiedere scusa"

Franco Gabrielli su caso moto d'acqua

La sentenza sul caso Cucchi dello scorso 14 novembre ha segnato una svolta storica. Per la prima volta, con la condanna a 12 anni di carcere per due carabinieri, è stato messo nero su bianco che l'ingegnere romano di 31 anni è deceduto a causa delle percosse subite mentre era in stato di arresto.

Stefano Cucchi morì il 22 ottobre 2009 e sono stati necessari dieci anni per accertare la verità su quel decesso. Nel corso di questo lunghissimo tempo, però, sono stati in tanti a difendere a spada tratta le forze dell'ordine e proprio a questi sembrano rivolte le dichiarazioni odierne del Capo della Polizia Franco Gabrielli, secondo il quale sarebbero necessarie delle scuse:

Credo che quanti, negli anni, hanno dato giudizi avventati sulla vicenda Cucchi dovrebbero oggi chiedere scusa ai familiari, ma vedo un approccio manicheo e giudizi espressi con l'emotività del momento.

Gabrielli, intervenuto al Commissariato di Scampia per una cerimonia, ha risposto ad una domanda diretta di un giornalista, ma anche ricordato che quella sentenza già storica dovrà "passare al vaglio di un appello e della Cassazione" prima di diventare definitiva.

Dall'ex Ministro dell'Interno Matteo Salvini, il più critico nei confronti della famiglia di Stefano Cucchi e il più ostinato a difendere con forza, almeno pubblicamente, il lavoro delle forze dell'ordine, le scuse non sono mai arrivate. Anzi, Salvini ha voluto ribadire a più riprese in questi ultimi giorni che "la droga fa male", come a sostenere in modo implicito che se Stefano Cucchi non avesse fatto uso di droga non sarebbe morto. E questo gli sta anche costando una querela da parte della famiglia del giovane ucciso.

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