Renzi all'attacco dei giudici seguendo le orme di Berlusconi

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Matteo Renzi torna a parlare dell’inchiesta sulla fondazione Open e lo fa utilizzando termini e contenuti assai cari a Silvio Berlusconi. Dopo le perquisizioni dei giorni scorsi ai finanziatori delle attività dell’ex premier, tra cui la Leopolda, è di oggi la notizia dell’indagine nei confronti di Marco Carrai, ex componente del cda di Open. Una notizia che ha spinto Renzi a replicare tramite un post pubblicato sulla propria bacheca di Facebook. "Perquisire a casa e in azienda, all’alba, persone non indagate che hanno dato lecitamente contributi alla fondazione Open è un atto senza precedenti nella storia del finanziamento alla politica. I finanziamenti alla fondazione - continua - sono tutti regolarmente tracciati: trasparenza totale!".

Poi l’ex rottamatore fiorentino parte all’attacco dei giudici, non che fosse la prima volta dopo le inchieste che hanno coinvolto anche i suoi genitori, in perfetto stile berlusconiano. "Due giudici fiorentini decidono che Open non è una fondazione ma un partito. E quindi cambiano le regole in modo retroattivo. Aprendo indagini per finanziamento illecito ai partiti! Ma come? Se era una fondazione, come può essere finanziamento illecito a un partito? E allora chi decide oggi che cosa è un partito? - di chiede ancora Renzi - La politica o la magistratura? Su questo punto si gioca una sfida decisiva per la democrazia italiana. Chiameremo in causa tutti i livelli istituzionali per sapere se i partiti sono quelli previsti dall’articolo 49 della Costituzione o quelli decisi da due magistrati fiorentini".

Renzi: "Non finanziate Italia Viva"

Insomma, la democrazia italiana sembra essere ancora una volta a rischio per via di alcuni giudici brutti e cattivi. È successo ai tempi in cui governava Silvio Berlusconi, ma a quanto pare le cose non sono cambiate a distanza di tanti anni: c’è sempre qualcuno pronto a sovvertire l’ordine delle cose. Ed è per questo che Renzi si piega a quello che è un cavallo di battaglia del M5S da anni: ovvero le microdonazioni, che si devono sostituire e grandi finanziatori e fondazioni varie.
"Nel frattempo - conclude il post dell’ex premier - raccomando a tutte le aziende di NON finanziare Italia Viva se non vogliono rischiare: possiamo raccogliere solo microdonazioni di cittadini che non accettano questa gara al massacro contro di noi. E che al sito italiaviva.it/sostieni stanno contribuendo in queste ore, dimostrandoci solidarietà e affetto. Grazie".

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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