Mes, Salvini attacca e chiama in causa Mattarella. Pd e M5S lo accusano di mentire

Matteo Salvini accordo di malta fregatura

Dopo la bagarre alla Camera dei Deputati di ieri, la Lega è tornata ad attaccare sul Mes, ribadendo le accuse nei confronti del Premier Conte - da loro stessi sostenuto fino a due mesi fa - di aver scavalcato il parlamento. Il capogruppo Molinari ha affermato che "il governo non ha rispettato il mandato del Parlamento, un fatto gravissimo" e per questo motivo ha invocato "l'intervento di Mattarella, c'è da difendere la Costituzione e il parlamentarismo".

Lo stesso concetto l'ha ripetuto anche Salvini, seduto al suo fianco, che ha aggiunto che "i nostri avvocati stanno studiando l'ipotesi di un esposto ai danni del governo e di Conte".

All'accusa di utilizzare il tema del Mes in modo strumentale, Salvini ha risposto sostenendo di avere le prove che la Lega non abbia mai appoggiato il testo in questa formula: "Abbiamo documentazione, messaggi, chat, scambiati con Conte, con il Mef, che possono essere messi a disposizione del popolo italiano. Ci rassicuravano di non aver preso alcun impegno, se scoprissimo che impegno lo hanno preso, allora la cosa cambia, io qualche messaggio lo posso pure girare...".

Sulla stessa linea anche Giorgia Meloni, che non faceva parte del vecchio Esecutivo: "Aspettiamo Conte in Aula a braccia aperte... speriamo che ci venga a spiegare che non è vero quello che il ministro dell'Economia ha detto ieri, e cioè che il Mes sarebbe inemendabile. Noi pretendiamo, come Fdi, che il Parlamento italiano possa modificare e decidere su un fondo nel quale l'Italia si impegna a versare 125 miliardi di euro, per salvare la banche tedesche. Non si può fare e noi andremo fino in fondo. Il 9 dicembre Fdi sarà a Bruxelles in massa per manifestare e rivendicare la sovranità italiana. Il fatto che l'Italia è una Repubblica parlamentare e le questioni centrali passano da lì".

La risposta della maggioranza sul Mes

Tra i primi a rispondere a Salvini è stato il deputato Pd Piero De Luca, che era già intervenuto con toni duri alla Camera poco prima che scoppiasse la bagarre: "Basta a bugie sul Mes. Non ci sarà nessun prelievo forzoso sui conti correnti, ma anzi maggiore tutela per i risparmiatori italiani ed europei e nessuna ristrutturazione automatica del debito pubblico italiano. La Lega, peraltro, era pienamente al corrente di quanto accadeva e ha condiviso i negoziati che si sono svolti nei mesi precedenti sia in Consiglio dei Ministri che in Parlamento. La smettano di raccontare bugie e di soffiare sulle paure degli italiani".

Successivamente ha parlato anche Luigi Marattin di Italia Viva, che ha anche lui accusato Salvini di mentire sia nel merito che sul metodo: "Non c'è mai stato un argomento su cui sono state raccontante così tante bugie. Salvini ha detto che è un organismo privato, che taglia i fondi agli Stati. Invece è un trattato che cerca di aiutare gli Stati europei. Smettiamo di raccontare bugie".

Anche il segretario dem, Nicola Zingaretti, è intervenuto in difesa di Conte: "La Lega vive alimentando paure. Quando era al Governo, Salvini ha condiviso e approvato la riforma del fondo salva stati. Ora, come al solito, diffondono teorie false per danneggiare l'Italia, la sua forza e credibilità, per allontanarla dall'Europa e indebolirla. Non lo permetteremo mai".

Patuanelli ha giudicato surreale la polemica innescata da Salvini: "Apprezzo la disponibilità di Conte a riferire in Aula e trovo surreale la polemica che sta facendo crescere la Lega su questo tema. Su quel dossier c'è sempre stata l'interlocuzione con loro, ma la campagna elettorale porta Salvini a sragionare. Non ci può essere una forza politica che porta ad accordi a detrimento del nostro Paese. Lo stanno seguendo Di Maio, Conte e Gualtieri io credo che il rallentamento nelle decisioni sia una buona posizione".

Le parole di Giorgetti

Alle accuse di mentire ha replicato il leghista Giancarlo Giorgetti, secondo il quale la verità starebbe nel mezzo: "La Lega sapeva del Mes e abbiamo detto la nostra nelle sedi in cui doveva essere fatto. Ci sono sedi informali in cui si preparano i negoziati e in quelle sedi abbiamo detto il nostro no. Poi l'abbiamo fatto nella sede Regina, in Parlamento, dove avremmo dovuto farlo?".

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