Renzi: "Elezioni? Folle idea di una parte del Pd. Al voto nel 2023"

matteo renzi voto 2023

Italia Viva pungolerà il governo ogni volta che ce ne sarà bisogno ma non ha nessuna intenzione di far cadere il Conte bis a marzo. Parola di Matteo Renzi. La prospettiva del voto anticipato secondo l’ex segretario dem "non è un timore del Pd, ma una loro (folle) speranza. Una parte del Pd sogna le urne, invocandole con lo stesso giubilo con cui hanno anticipato le elezioni in Umbria, condannandosi a una clamorosa sconfitta. Fosse per me si voterebbe nel 2023. Ma non l’ha ordinato il dottore di stare tutti insieme. Chi vuole rompere deve solo dirlo".

Intervistato dal Messaggero il leader di Italia Viva parla anche del grande gelo calato tra il premier Giuseppe Conte e Luigi Di Maio sulla questione del Mes: "Che i due non si salutino non mi interessa: devono governare il Paese, non andare a cena fuori. La vera domanda non è se sono ancora amici, ma se sono in grado di rappresentare l’Italia".

Sul ricostituito asse tra il capo politico del M5s e Alessandro Di Battista (Di Maio spesso sembra appoggiarsi a lui nei momenti più difficili), Renzi spiega: "Capisco che (Di Battista, Ndr) voglia tornare in Parlamento per sue ovvie esigenze personali e quindi cerchi ogni pretesto per rompere. Ma questo Governo è nato in quanto europeista e dunque Di Battista semplicemente non rileva. Se vogliono andare contro l’Europa, hanno sbagliato alleato: potevano tenersi Salvini".

Renzi rivendica poi il suo ruolo da regista per la nascita del Conte bis, dicendosi assolutamente non pentito di essersi speso per la sua formazione: "Abbiamo fatto benissimo a evitare le elezioni: oggi l’Italia è uscita dal radar delle tensioni europee, ha bloccato l’aumento dell’Iva, ha recuperato fiducia. Il problema non è la scelta di ieri, ma le tensioni di oggi".

Renzi conferma la posizione di Italia Viva sulla prescrizione, molto diversa da quella di una parte della maggioranza che il senatore critica anche per la norma sulle fondazioni: "È il colmo. Di giorno ci attaccano per la nostra fondazione, che è una delle poche ad avere bilanci pubblici e trasparenza totale. Di notte votano una norma che rinvia l’applicazione della trasparenza alle loro fondazioni, molte decisamente opache. Se non fosse una cosa seria ci sarebbe da ridere".

Inevitabile il riferimento all’inchiesta su Open, la fondazione che finanziava la Leopolda: "Non sono preoccupato per Open, sono preoccupato per i cittadini. Questa storia è incredibile. Persone incensurate fanno un versamento a una fondazione che organizza la Leopolda, manifestazione orgogliosamente non di partito, priva di bandiere. Utilizzano, pertanto, le regole delle fondazioni. Improvvisamente i magistrati decidono che quella fondazione è un partito. E pretendono regole diverse. Che è come chiedere a chi sta guidando un motorino se ha la patente del Tir".

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