Prescrizione, Bonafede: "Non voglio la crisi di Governo". Cerchiamo di fare chiarezza

Alfonso Bonafede

Il primo gennaio 2020 si avvicina e insieme a lui anche l'entrata in vigore della riforma della prescrizione, contenuta nello 'spazzacorrotti'. Al momento la riforma prevede che il decorrere della prescrizione del reato si blocchi dopo la sentenza di primo grado. Messa in questo modo potrebbe anche risultare un'idea buona, in grado di aiutare la giustizia a punire chi delinque.

Se è giusto auspicare che i processi terminino senza una prescrizione del reato, ci sono delle problematiche tecniche ed etiche delle quali tenere conto. Allo stato attuale, il calendario delle udienze viene stabilito proprio sulla base della prescrizione, con l'obiettivo di scongiurare il più possibile il suo sopraggiungere. Nella pratica si favorisce la celebrazione di quei processi che rischiano di scadere nel nulla.

L'obiettivo della riforma Bonafede è quello di impedire che maturi la prescrizione durante il processo d'appello o in cassazione. Stabilendo uno stop senza limiti, però, c'è il serio pericolo che si dilati significativamente la durata dei processi, perché i tribunali non avrebbero più il pungolo della prescrizione incombente ad influire sulla compilazione dei calendari dei processi.

La Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo prevede, all’articolo 6, che: "Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale…". Per far rispettare quanto prescritto dalla CEDU, il parlamento italiano ha varato una serie di riforme e correttivi nel tempo che hanno solo limitatamente risolto il problema.

Nel 2001 è stata inoltre approvata la Legge Pinto, che ha previsto un risarcimento nel caso in cui il processo dovesse avere una durata irragionevole. La stessa legge ha fissato un tetto di 6 anni ai processi: 3 anni per il primo grado, 2 per il secondo e uno per l'eventuale giudizio di legittimità, vale a dire per gli appelli in Cassazione.

Lasciando da parte la questione della quantificazione del risarcimento, poco interessante in questo caso, viene proprio da chiedersi cosa accadrebbe nella pratica se la riforma della prescrizione di Bonafede entrasse in vigore a tutti gli effetti. Ci si pone, inevitabilmente, alcune domande: quale criterio verrebbe utilizzato per stabilire il calendario dei processi? E soprattutto: quale meccanismo si potrebbe adottare per evitare che alcuni processi finiscano nel dimenticatoio e un imputato - per definizione innocente fino a prova contraria - si ritrovi per un tempo indefinito con una spada di Damocle sulla testa?

Un processo comporta anche un peso emotivo e sociale per l'imputato, fatto che non si può ignorare. D'altra parte anche l'art. 111 della nostra Costituzione prescrive che i processi penali abbiano una "ragionevole durata". Lo stop al decorrere della prescrizione senza un limite dopo il processo di primo grado, si può considerare ragionevole? Per moltissimi osservatori e giuristi la risposta è 'no'.

La proposta del Pd

Non andare a toccare la riforma della prescrizione era una delle condizioni che ha posto il Movimento 5 Stelle prima di formare questo Governo. Il Pd e le altre componenti della maggioranza risposero 'ni' su questo tema, sottolineando fin dall'inizio che la riforma così com'è non andava bene. Fin da settembre, dunque, la discussione prosegue senza sosta.

Il Ministro Bonafede è sempre rimasto vigile e a guardia della sua barricata, ma oggi ha iniziato a fare qualche passo indietro, tanto da far dire all'ex Ministro Orlando che "si è riaperto un filo di discussione".

Il Pd ha proposto di allungare i tempi della sospensione della prescrizione. La Riforma Orlando, infatti, prevedeva già una sospensione della prescrizione per 18 mesi, oltre i quali questa ricominciava a decorrere. Il Pd vorrebbe trovare un punto d'incontro allungando la sospensione a 2 anni o anche 3 anni. Questa proposta, però, è stata accolta freddamente dai 5 Stelle che la reputano non sufficiente, sebbene non si siano ancora visti gli effetti pratici della Riforma Orlando.

L'altra soluzione sul tavolo è più complessa da studiare ed attuare: prevedere una prescrizione diversa per i differenti gradi di giudizio. Per ora è tutto piuttosto nebuloso, ma a quanto pare se ne sta parlando anche se non sono emersi dettagli meritevoli di un approfondimento.

Il Ministro Bonafede oggi ha chiarito che non vuole arrivare "ad una crisi di Governo" e di non voler "rompere con il Partito Democratico". Il guardasigilli si è detto disponibile a trovare dei correttivi: "C’è la mia massima totale e sincera disponibilità a vagliare le proposte del Pd e degli altri partiti della maggioranza. La riforma del processo penale l’ho scritta con magistrati e avvocati se qualcuno pensa di avere strumenti migliori siamo qui per vagliarli. Sono disponibile al dialogo, c’è una maggioranza con cui dialogare meglio su questi temi. Allora dico, lavoriamo. Anche questa mattina ho avuto interlocuzioni col Pd, credo ci sia un terreno per cercare soluzioni, convinto che in questa maggioranza ci siano praterie per lavorare insieme sulla giustizia, se ci troviamo d’accordo sull’obiettivo che dopo la sentenza di primo grado ci sia una risposta di giustizia".

E ancora: "C’è un emiciclo quasi intero che è critico nei confronti della prescrizione poi esci fuori e scopri che il 60% dei cittadini è favorevole alla riforma. Un dato che dimostra uno scollamento importante. Di Maio ha fatto bene a dire che sarebbe strano se si formasse un asse tra centrosinistra e il centrodestra sulla prescrizione, anche perché è stato un tema centrale, uno dei pochi che ha segnato il confine tra Berlusconi e il centrosinistra".

Il 60% dei cittadini, secondo i sondaggi del Ministro Bonafede, è favorevole alla riforma della prescrizione. Sarà sicuramente così, visto che la riforma è stata presentata come l'elisir da assumere per avere finalmente "certezza della pena". Siamo sicuri, però, che quel 60% di cittadini abbia realmente compreso appieno le conseguenze pratiche di questa riforma?

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