Elezioni 2013: Alessio De Giorgi, il direttore di Gay.it, rinuncia alla candidatura con Monti


La campagna elettorale fa la prima vittima (politicamente, si intende). Mentre Pdl e PD mettono in lista plurindagati o condannati, come Nicola Cosentino, Marcello Dell'Utri e Vladimiro Crisafulli, a rinunciare alla candidatura è però un incensurato, che si era appena affacciato all'agone politico. Si tratta di Alessio De Giorgi, attivista LGBT, direttore del sito Gay.it, la cui candidatura con Scelta Civica aveva fatto scalpore, e soprattutto aveva dato il via a una campagna denigratoria da parte dei quotidiani di centrodestra, in particolare Libero.

Già il giorno dopo l'annuncio della candidatura, il quotidiano di Maurizio Belpietro era uscito sbattendo in prima pagina una foto in cui De Giorgi era assieme a una drag-queen, ed era partito un tormentone sulla "sobrietà" della lista Monti. C'è da dire che il premier aveva in un primo momento preso le difese del suo candidato, invitando a "contestualizzare" la foto: ma Libero aveva continuato a martellare su De Giorgi, ricordando che c'era stata un'indagine per pedopornografia sul forum di uno dei siti amministrati dal candidato toscano, e dei sigilli messi a un suo locale per disturbo della quiete pubblica. "Niente di penale, per carità" diceva Libero, ma allora perché imbastirci una campagna mediatica che si è avvicinata al killeraggio? Poi si è parlato di reati ambientali, e vai con le battute su De Giorgi e "gli uccellini" (le matte risate).

L'ultimo capitolo è di oggi: Libero "rivela" che De Giorgi gestisce tre siti che propongono materiale "hot" per gay e uno che invece gestisce incontri. Anche in questo caso, non solo niente di penale, ma anche niente di illegale, e infatti il quotidiano si concentrava solo sull'opportunità di candidare un profilo simile in una lista improntata alla "sobrietà", e sulla convivenza forzata tra De Giorgi e politici ultracattolici come Rocco Buttiglione e Paola Binetti, che non hanno mai fatto mistero di una scarsa apertura verso i diritti gay.

Convinvenza che non ci sarà. Oggi De Giorgi, che è un imprenditore toscano in passato vicino a Renzi, ed è stato il primo "sposo gay" italiano (nel 2002 ha contratto un PACS con il compagno che ha la cittadinanza francese) ha annunciato la rinuncia alla candidatura:

Comunico la decisione sofferta di voler rinunciare alla candidatura al Senato della Repubblica nella lista unitaria Con Monti per l’Italia in Toscana. Una decisione, questa, presa non senza molte difficoltà di coscienza, vista la denigratoria campagna mediatica portata avanti in questi giorni ai miei danni soprattutto da Libero e da altri giornali ed emittenti. Una campagna che ha voluto denunciare, spacciandoli per reati, attività assolutamente lecite svolte dalle società di cui ero prima amministratore avendo dato le dimissioni proprio a causa del mio impegno in campagna elettorale […] Credo - prosegue De Giorgi - di essere stato vittima di un tritacarne vero e proprio, che ha cercato ed è riuscito a scandagliare in profondità ogni mia attività imprenditoriale, con una intensità inaudita e non applicata a nessun altro candidato della prossima competizione elettorale.

Non è chiaro se il passo indietro sia stato spontaneo o se in qualche modo sia stato guidato dai vertici del polo montiano, che già negli ultimi giorni avevano smesso di prendere le difese del candidato. De Giorgi era in lista in Toscana.

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