Taglio parlamentari, Salvini sul referendum: "È la scelta migliore". Ecco perché la pensa così

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"Sono d'accordo sui referendum in generale, ho votato quella riforma, ho letto poco fa che sono state raggiunte le firme sufficienti di parlamentari per indire quel referendum. Quando i cittadini confermano o smentiscono una riforma approvata dal Parlamento secondo me è sempre la scelta migliore". Questo è stato il commento di Matteo Salvini alla notizia del raggiungimento del quorum al Senato per presentare la richiesta di un referendum confermativo sulla riforma del taglio dei parlamentari.

Salvini e la Lega hanno votato a favore della riforma, così come tutti gli altri gruppi parlamentari. La ragione è semplice: decidere diversamente sarebbe stato estremamente impopolare. Senza la pressione dell'elettorato sarebbero emerse, certamente, delle posizioni differenti nel merito, anche fondate sotto diversi punti di vista.

Adesso accadrà l'ovvio: gli elettori confermeranno la riforma, anche spinti da una buona dose di qualunquismo e benaltrismo.

Salvini è da sempre attentissimo ai sondaggi e lo sa perfettamente che finirebbe in questo modo, anche perché in questo caso non servirebbe neanche consultarli; è sufficiente avere l'orecchio a terra per saperlo e Salvini indubbiamente ce l'ha. Ma allora perché rallegrarsi del fatto che i cittadini avranno l'occasione di confermare l'ovvio facendo spendere allo Stato la modica cifra di 200 milioni di euro, ovvero quanto costa (pressapoco) organizzare una consultazione?

Viene proprio la tentazione di essere maliziosi. Con il referendum in ballo, infatti, il taglio non sarebbe efficace in caso di elezioni anticipate, il che comporterebbe l'elezione di 915 parlamentari anziché 600, come previsto dalla riforma. E questi resterebbero in carica fino al termine della prossima legislatura, anche se il referendum dovesse svolgersi il giorno prima delle elezioni politiche.

La politica italiana, dunque, avrà l'occasione di rinviare questo taglio per almeno altri 5 anni. Ma soprattutto, a voler essere ancora più maliziosi, viene proprio da pensare che con questa novità sarà molto più semplice sabotare la maggioranza, tenuta indiscutibilmente insieme anche dal timore delle elezioni anticipate; una preoccupazione che coinvolge soprattutto i renziani - ancora troppo bassi nei sondaggi per arrivare ad uno strappo - e i 5 Stelle arrivati al secondo mandato.

Con la riforma del taglio delle poltrone fare il salto della staccionata rappresentava un rischio rilevante; il campo del centrodestra è quantomai affollato e non ci sarebbe stato posto per tutti gli aspiranti voltagabbana alla ricerca di stabilità per il proprio futuro.

Senza questa riforma tra i piedi, invece, sarà indubbiamente più semplice accogliere il numero sufficienti di transfughi in grado di far cadere il Governo. Salvini, che certamente non è stupido, lo sa bene.

È probabilmente questo l'evento che ha minato definitivamente il Governo giallorosso, con buona pace dei deputati della maggioranza che hanno apposto la loro firma.

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