M5S, procedura davanti ai probiviri per Paragone. Lui: "Pronto a mostrare il dito medio"

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Il senatore 5 Stelle Gianluigi Paragone ha votato contro la manovra di bilancio, quindi contro la stessa maggioranza di cui fa parte, ma ha assicurato che non intende lasciare il Movimento, magari per andare a ingrossare le fila dei leghisti a Palazzo Madama. Se vogliono dovranno cacciarlo, ma lui non starà a guardare, dice.

La permanenza dell'ex direttore de La Padania nei grillini sembra però sempre più complicata. Paragone sfida apertamente i vertici del suo partito che hanno avviato la procedura a suo carico davanti ai probiviri del Movimento, prodromo di una possibile se non proprio probabile espulsione.

A La Stampa il senatore spiega: "Hanno voluto costruire un movimento basato sul vaffa. Se vorranno cacciarmi, lancerò loro il mio vaffa e gli aggiungerò anche il dito medio. Poi mi opporrò, questo è sicuro. Non gliela renderò facile, dovranno sudare". E il parlamentare fornisce anche un assaggio del dito medio promesso al M5s, durante Un Giorno da Pecora, su Rai Radio 1.

Dissidente non dell’ultima ora - del resto sul suo profilo Twitter si definisce "Ribelle per Costituzione" - Paragone è in rotta con il capo politico del Movimento di cui non riconosce più la leadership, invece confermata da ultimo (ieri) da Beppe Grillo. "Paragone si deve dimettere? Per fortuna non sono io capogruppo o probiviro" le parole di Davide Casaleggio davanti ai giornalisti in Piazza Montecitorio.

Ma perché Paragone ha votato contro la manovra? Per coerenza: "Manca la nostra visione del Paese e non potevo votarla. Dovremmo dare delle risposte a tutti quelli che ci hanno votato, ma non lo stiamo facendo".

Poi il senatore ribadisce le critiche rivolte a Luigi Di Maio: "Non farà mai un passo indietro. Si appoggerà a un muro di cartongesso e andrà avanti. Ma ogni settimana che passa dovrà affrontare problemi sempre maggiori. Non è più il capo politico con la leadership forte di un anno fa. Quell’epoca è finita".

Paragone anziché di addio, parla della necessaria riorganizzazione del M5s che "sta andando verso una maggiore collegialità nelle decisioni e ora la squadra di facilitatori si allargherà. È solo il primo passo". Dita a posto, almeno per ora.

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