Zingaretti: "Questo governo ha evitato la bancarotta e nuove tasse ma se cade si torna al voto"

Zingaretti governo se cade si vota

Dopo il rinvio del vertice di governo di ieri sera per le frizioni nella maggioranza sui temi della giustizia, in particolare sulla riforma della prescrizione che scatterebbe da gennaio (Italia Viva si oppone), il segretario del Pd Nicola Zingaretti torna ad avvertire: se l’esecutivo cade ci sono solo le elezioni.

Del resto il capo dello Stato Sergio Mattarella ha messo in chiaro che in caso di crisi formalmente aperta la via da seguire sarebbe quella del voto anticipato.

Serve volontà politica comune

Dice Zingaretti, intervistato dal Corriere della Sera, che "dopo la caduta di questo governo, che abbiamo fatto bene a far nascere, sarebbero inevitabili le elezioni. Sono convinto che ci siano le condizioni per andare avanti, ma ci vuole una comune volontà politica".

Il premier Giuseppe Conte secondo il segretario dem "si è dimostrato un buon capo di governo. Non va tirato per la giacchetta, anche se è un punto di riferimento di tutte le forze progressiste".

La priorità è far ripartire l'economia

Il governo, continua Zingaretti "finora ha ottenuto alcuni risultati importanti e la prima missione è compiuta: evitato l'aumento delle tasse e la bancarotta. Abbiamo inoltre avviato l'approvazione di una buona Manovra e garantito più giustizia e investimenti in settori strategici, pur nelle difficili condizioni date. Ora occorre definire meglio le priorità" con "un piano di azione concordato e di più ampio respiro".

Piano che deve avere come "priorità assoluta" quella di "riaccendere l'economia, dare sostanza allo sviluppo green e alla rivoluzione digitale, investire nella scuola e nella conoscenza, accelerare sugli investimenti semplificando l'Italia, impostare e lanciare nuove strategie di politica industriale, mettere cioè al centro l'impegno per il lavoro e la giustizia sociale e ambientale".

Italia Viva spina nel fianco

Capitolo Italia Viva. Per Zingaretti il partito di Renzi "deve decidere se stare dentro la prospettiva del campo progressista. Il futuro, tuttavia, sarà determinato dalle scelte che ognuno compirà nei prossimi mesi". Intanto il Consiglio dei ministri che doveva tenersi oggi per licenziare il cosiddetto decreto Milleproroghe, che conterrà anche il rinvio al 2 marzo della riforma delle intercettazioni, slitta a domani mattina.

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