Via libera del Cdm al decreto Milleproroghe (con polemiche). Intercettazioni, cosa cambia


Via libera al cosiddetto decreto Milleproroghe da parte del Consiglio dei ministri ma "salvo intese". La bozza del provvedimento, che proroga tutta una serie di scadenze, è cambiata più volte negli ultimi giorni e anche oggi rispetto a quella giunta inizialmente sul tavolo.

Il governo dopo cinque ore di riunione sembra aver trovato la quadra, anche se la formula salvo intese non esclude ulteriori cambiamenti. Sempre il Cdm di oggi ha licenziato anche il decreto legge Intercettazioni che aveva creato frizioni nella maggioranza.

Intercettazioni, le novità

La scelta delle intercettazioni rilevanti non spetterà più solo alla polizia giudiziaria ma rientrerà nella sfera decisionale del pubblico ministero e gli avvocati potranno estrarne copia. Inoltre il giornalista che pubblica le intercettazioni non rischierà più di essere incriminato per violazione del segreto d'ufficio.

Le nuove norme entreranno in vigore dall’1 marzo 2020, dopo l’iter parlamentare di conversione in legge. Per le inchieste in corso vale la vecchia disciplina. Le intercettazioni sono "uno strumento irrinunciabile per le indagini" ha commentato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (M5S) dopo l'approvazione del dl.

Ora, ha proseguito Bonafede, va elaborato "un sistema moderno e digitale per l'equilibrio tra esigenza delle indagini, tutela della riservatezza, diritto di difesa" ma "c'erano atti che non si potevano ritardare per non mettere a rischio le indagini in corso" ha chiosato il Guardasigilli.

Polemiche su concessioni ad Anas

Tornando al decreto Milleproroghe, che contiene anche lo stop all’aumento dei pedaggi autostradali, è scattata già la polemica sulla norma che prevede l’assegnazione delle concessioni su strade e autostrade ad Anas in caso di revoche. Anas subentrerebbe in via provvisoria "nelle more dello svolgimento delle procedure di gara per l'affidamento a nuovo concessionario, per il tempo strettamente necessario alla sua individuazione".

L’Associazione dei concessionari autostradali (Aiscat) non ci sta. Il provvedimento in questione "sembra inficiato da forti dubbi di incostituzionalità, genera una gravissima lesione dello Stato di diritto in quanto modifica per legge e in modo unilaterale i contratti in essere tra lo Stato e i concessioni autostradali" rischiando "di provocare conseguenze estremamente gravi nei confronti di diverse società concessionarie, in particolare di quelle quotate in Borsa".

Senato approva manovra

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