MIUR, il neoministro Manfredi: “Io indagato? È solo un atto formale”

È indagato per i collaudi nella ricostruzione de L’Aquila.

Gaetano Manfredi

Il neoministro dell’Università e la Ricerca Gaetano Manfredi ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui ha parlato anche delle indagini che lo riguardano, ossia quelle relative ai collaudi nella ricostruzione de L’Aquila, e lui ha spiegato:

“È una contestazione puramente formale a tutte le commissioni di collaudo. Ma non ho fatto nulla di irregolare”

Il ministro ha anche detto di aver già sentito tutti i leader della maggioranza, quindi Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti e probabilmente anche Matteo Renzi e ha anche raccontato che la telefonata ricevuta da Palazzo Chigi con la richiesta della disponibilità a ricoprire il ruolo di ministro è stata una vera e propria sorpresa.

Manfredi ha detto:

“Con il presidente del Consiglio avevo parlato come presidente della Conferenza dei rettori ma a proposito della Finanziaria, non certo dell’eventualità di una nomina a ministro. E in quell’occasione avevo sottolineato che servono più fondi per l’università e la ricerca”

Per quanto riguarda i fondi per l’Università e la Ricerca e la contestazione mossa dall’ex ministro Fioramonti con tanto di dimissioni, Manfredi ha detto:

“Cosa è accaduto con Fioramonti io non lo so. So che quella cifra, un miliardo, è quanto è stato tagliato dei fondi per l’università negli ultimi anni e che dovrebbe essere recuperato. Ma so anche che la situazione della finanza pubblica è difficile e che non è possibile recuperare tutto subito. Però non possiamo considerare l’università e la ricerca come la cenerentola del Paese: occorre un impegno da parte di tutto il governo e un piano per rispondere alle esigenze di questi settori in tempi ragionevoli”

Poi ha aggiunto:

“Un piano pluriennale si deve fare. La prima cosa, però, è ascoltare gli enti di ricerca e gli atenei per capire come muoversi. Siamo d’accordo, lo faremo insieme, io e il presidente del Consiglio. Dovremo affrontare anche il problema della semplificazione, perché nell’università ci sono troppe regole complicate”

Sul fatto che il MIUR sia stato sdoppiato, Manfredi ha detto:

“È proprio quello che chiedeva la Crui. In Italia la scuola è un mondo grande e con grandi problemi, che richiede grande attenzione. In questa situazione rimaneva poco spazio per l’università. Meglio che se ne occupino due ministeri diversi”

Sul fatto che la sua nomina sia stata vista come un passo in più per aiutare il Sud, il ministro ha spiegato:

“Il sistema universitario è una cosa sola e va tenuto insieme per unificare il Paese e dare le stesse opportunità a tutti. Però l’università non basta, è necessario agire sul lavoro e affrontare il tema della mobilità. L’università è il driver più importante per attrarre le imprese e creare lavoro qualificato per i giovani. E questo è un ruolo che va rafforzato sempre più soprattutto nelle aree deboli perché può essere una grande opportunità”

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