Mario Monti: "La fine del Conte 1 è stata un sollievo, ma l'Italia rischia ancora di immiserirsi ed emarginarsi"

L'analisi dell'ex Premier e senatore a vita Mario Monti sul Corsera.

Mario Monti

Il senatore a vita ed ex Premier di un governo tecnico Mario Monti ha scritto oggi sul Corriere della Sera un intervento sulle sfide che attendono l'Italia e l'Europa in questi anni Venti del XXI secolo, appena cominciati. Nel suo articolo Monti critica il governo Conte 1, quello gialloverde con Lega e MoVimento 5 Stelle, e dice:

"In Italia, lo scampato pericolo si è verificato con la fine del governo Conte 1. Il sollievo è stato grande, dato che mai si era visto un governo così goffo, incapace e rissoso. Vi è però una conseguenza insidiosa, alla quale probabilmente sono soggetti tutti gli osservatori, incluso il sottoscritto. Siccome abbiamo visto l'inferno, soprattutto quando a derisione dell'Italia in Europa e nel mondo, oggi ci sentiamo quasi in Paradiso. Però sappiamo bene che non è così"

Monti infatti avverte:

"Il passaggio dallo scampato pericolo al business as usual sarebbe letale per il nostro Paese. Non solo e non tanto perché una maggioranza e un governo poco concludenti potrebbero far tornare al potere una personalità politica ritenuta pericolosa da molti e salvifica da altri. Ma soprattutto perché l'Italia corre davvero il rischio di immiserirsi, di emarginarsi, di diventare quel ventre molle del vaso europeo, in particolare se la Ue non riuscisse a rafforzarsi"

Il riferimento a Matteo Salvini, che però non viene nominato, è evidente. Monti passa poi a indicare qual è il vero problema dell'Italia, ossia la crescita:

"Coloro che oggi governano l'Italia, così come quanti ne sostengono l'azione o invece la criticano, se vogliono dare prova di responsabilità devono interrogarsi sulle ragioni della persistente inadeguatezza della crescita italiana"

Poi Monti cita Carlo Cottarelli, il quale su La Stampa il 30 dicembre 2019 ha scritto che l'Italia, rispetto all'Europa, ha cominciato a "perdere terreno in termini di reddito pro-capite dalla fine degli anni 90 e in termini di reddito complessivo dalla fine degli anni 80". Monti ne condivide la conclusione secondo cui:

"Il problema è molto serio e occorre smettere di pensare che la sua soluzione possa venire da cambiamenti 'al margine'. Di fronte a questi dati serve una rivoluzione economica"

Monti non sembra molto ottimista riguardo l'immediato futuro:

"L'Ue non può tornare al business as usual perché mai come oggi si era trovata al centro di un anello di avversari e potenziali nemici. L'Italia a maggior ragione non può farlo perché su di essa stanno convergendo due parabole avverse e insostenibili. Stiamo per avere in Libia, nella nostra periferia Sud, potenze come la Russia e la Turchia, con l'ambizione di espandere la loro influenza sul Mediterraneo e sull'Europa. E la nostra economica si sta indebolendo, tanto più che, superata la crisi finanziaria e avviate alcune riforme strutturali, negli ultimi anni sono prevalse istanze redistributive che graveranno sugli italiani di domani senza avere recato significativi benefici alla crescita e all'occupazione"

Su quest'ultimo punto sembra evidente il riferimento di Monti ad alcune misure del governo gialloverde che sono state confermate dall'esecutivo giallorosso, in particolare il reddito di cittadinanza.

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