Giallo su nuovo raid USA in Iraq | In migliaia al funerale di Soleimani a Baghdad: "Morte all’America"


Dopo l’attacco di ieri costato la vita a 12 persone, tra cui il generale iraniano Soleimani, numero due di Teheran, è giallo sul nuovo raid che gli USA avrebbero compiuto nella notte a Baghdad colpendo un convoglio della milizia filo-iraniana a nord della capitale irachena.

La coalizione internazionale anti Isis, guidata dall’America, nega di aver eseguito nelle ultime ore raid nel distretto di Taji. A diffondere la notizia erano stati i media iracheni parlando della morte di sei membri delle Forze di mobilitazione popolare (Hashed al-Shaabi) ma il gruppo, pur confermando il raid, fa sapere che "nessun esponente è rimasto ucciso".

"Ucciso capo di Hashed Al Shaabi, Shibl al-Zaydi"

La tv di Stato irachena aveva parlato del presunto attacco in cui sarebbero rimaste uccise sei persone spiegando che tra le vittime del raid c’era anche il comandante del gruppo paramilitare Hashed Al Shaabi, Shibl al-Zaydi, vero obiettivo dell’attacco. Ma come detto un portavoce dell’organizzazione ha smentito.

Folla in piazza contro il "terrorismo di Stato" americano

La folla ieri è scesa in piazza a Teheran per manifestare contro l’omicidio di Soleimani, potente capo dei corpi d’élite Al Quds delle Guardie della rivoluzione iraniana, mentre il regime teocratico ha promesso "vendetta" a tempo e luogo debito contro quello che è stato definito "terrorismo di Stato" da parte degli USA.

Anche migliaia di iracheni sciiti sono scesi in strada a Baghdad per prendere parte al corteo funebre del generale Soleimani al grido di "morte all’America" nel distretto di Kazimiya, dove c’è un santuario sciita. Al funerale ufficiale di stamattina nella capitale irachena sono presenti molti leader politici.

Poi i resti di Soleimani saranno portati in patria per nuove esequie che si terranno nella città santa di Mashad e a Teheran, alla presenza della Guida Suprema Khamenei.

Iran: la risposta a un'azione militare è azione militare

L'ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite, Majid Takht-Ravanchi, alla Cnn chiarisce che "la risposta a un'azione militare è un'azione militare... Dobbiamo agire e agiremo. Come? Quando? Dove? Questo si vedrà in futuro".

Il rischio di escalation militare in Medio Oriente preoccupa non poco la comunità internazionale. Il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha ammonito: "Il mondo non può permettersi una nuova guerra del Golfo".

In patria Trump, che ha definito Soleimani "il primo terrorista al mondo", è stato criticato dai Democratici che hanno parlato di un’azione "sproporzionata" in merito all’uccisione del generale. La Russia ha condannato apertamente l’atto, ma le cancellerie di mezzo mondo restano alla finestra prima di prendere una posizione chiara.

Trump come Clinton

Per l’Italia ancora non si sono espressi né il presidente del Consiglio Giuseppe Conte né il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Tornando a Trump, secondo alcuni analisti il presidente americano, finito sotto impeachment, ha bisogno in questo momento di un nemico forte per distogliere l’attenzione e rafforzare la sua leadership.

Come fece più di venti anni fa il democratico Bill Clinton che a dicembre del 1998, a pochi giorni dal processo per impeachment davanti al Senato, diede l’ordine di bombardare le postazioni militari di Saddam Hussein che si era rifiutato di cooperare con gli ispettori ONU in merito agli armamenti in possesso del regime. La storia si ripete.

funerale soleimani

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