Libia e Iran, Di Maio difende Conte ma sul governo piovono accuse di dilettantismo


Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in merito alla crisi libica e alla tensione USA-Iran (dopo l’omicidio del generale numero due di Teheran, Quassem Soleimani) difende il basso profilo tenuto dal governo e dal premier Giuseppe Conte: "L'impegno dell'Italia è massimo... Dall'Iran alla Libia ci troviamo di fronte a cornici complesse, serve prudenza, bisogna agire con responsabilità. Gli attacchi rivolti a Conte sono gratuiti e ingiustificati, il presidente sta dando il massimo".

In una intervista al Corriere della Sera Di Maio spiega che con "il collega tedesco Maas, stiamo preparando la conferenza di Berlino... Se non coinvolgiamo tutti non riusciamo a fermare le interferenze esterne".

Basso profilo e prudenza che le opposizioni, ma anche la stampa meno tenera con il governo giallo-rosso, definiscono con altri termini: assenza, irrilevanza, improvvisazione e dilettantismo sugli scenari di guerra e geopolitici internazionali.

Obiettivo delle critiche è stato soprattutto il titolare della Farnesina, ma nel mirino è finito anche Giuseppe Conte dopo il mezzo scivolone diplomatico dell’altro ieri sulla Libia quando il premier aveva convocato a Palazzo Chigi prima il generale guerrafondaio Haftar e poi il presidente del governo di accordo nazionale di Tripoli Al Sarraj, governo che ad oggi è l’unico riconosciuto dall’ONU.

Sarraj, appreso che prima di lui davanti a Conte si sarebbe seduto Haftar, ha disertato l’appuntamento facendo recapitare al presidente del Consiglio italiano un messaggio: non puoi trattare allo stesso modo il rappresentante legittimo del governo libico e colui che quel governo vuole rovesciarlo (con l’appoggio di Egitto, Arabia Saudita ed Emirati).

Dall’altra parte della barricata, con Al Sarraj, c’è la Turchia di Erdogan spalleggiata dalla Russia che cerca di ritagliarsi uno spazio nel paese nordafricano, sia pure "solo" dal punto di vista logistico-militare.

Lo scenario è delicato ed esige grande cautela, come sostiene il ministro Di Maio, ma questo per molti critici non giustifica l’immobilismo dell'Italia i cui interessi in Libia, leggi ENI, sono enormi: avere un governo che non vuole scontentare nessuno e che non prende posizione è segno del declino della politica estera italiana che oggi più che mai nell’arco dell'ultimo decennio appare senza capacità d’orientamento, senza personalità.

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