Sondaggi Elezioni Politiche 2013: è Berlusconi la causa del crollo di Beppe Grillo?


Forse parlare di crollo è un po' esagerato, visto che il risultato è comunque lusinghiero, ma se in circa un mese e mezzo Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle hanno lasciato per strada quattro punti percentuali vuol dire che qualcosa non va. E' quanto viene fuori dai sondaggi elettorali: l'M5S è passato dal 16/17% a un 12/13%. Risultati comunque importanti per un partito che fino a non molto tempo fa veleggiava attorno al 3%, ma che vanno capiti. Anche perché contestualmente abbiamo vissuto l'ascesa di un Berlusconi dato per morto e che invece ha dimostrato di avere ancora le sue carte da giocare.

A provare a dare una spiegazione al calo del MoVimento è Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing, al Corriere della Sera:

La lista di Grillo è scesa mentre quella del Pdl è salita dal 13 al 18%. Il Cavaliere sta recuperando i voti di quella parte di elettorato che si riconosce in un leader che alza la voce. E che, di recente, aveva scelto Grillo. Sono scelte che prescindono dai contenuti e sono legate a una protesta, un po' qualunquista, slegata dall'appartenenza. Berlusconi ha una parte di elettori e una di pubblico, che lo vota perché gli piace la persona.



Vista così, l'analisi sembra semplice: Grillo cala perché Berlusconi sta risalendo, e i due elettorati sono in parte sovrapponibili. Una diagnosi non del tutto convincente, se si pensa che alcuni dei cavalli di battaglia del M5S (liste pulite, stop ai rimborsi elettorali) nascono proprio per contrapposizione soprattutto a Silvio Berlusconi e al Pdl. Ma è anche vero che negli ultimi mesi la crescita esponenziale di Grillo - che era arrivato a toccare il 20% - non può essere stata merito solo dei fan in rete appassionati alle sue battaglie. E infatti, secondo Noto, un ruolo importante l'ha giocato proprio la tv.

L'irruzione mediatica è stata decisiva, ma è difficile capire se l'effetto durerà. Quando Grillo era soltanto in rete era al 7 per cento. Quando è diventato una notizia e i talk show lo hanno ripreso, è arrivato fino al 19 per cento. Ora, con la campagna elettorale e la par condicio, la sua figura avrà meno fascino e potrebbe tornare a scendere

Sembra di capire che: finché Grillo era solo in rete, oltre un certo livello non poteva andare. Nel momento in cui è sbarcato, senza volerlo, in tv, ha iniziato a crescere tantissimo, perché - essendo un 'politico che urla' - attirava le simpatie dei berlusconiani che vedevano il Cavaliere come finito ed erano alla ricerca di un nuovo leader carismatico. Nel momento in cui Berlusconi è risorto dalle ceneri, costoro hanno fatto retromarcia e hanno abbandonato Grillo per tornare al nido. Causando così la contestuale crescita del Pdl e discesa del M5S.

Messa così, la cosa è più comprensibile e anche convincente. Anche se non tiene conto di alcuni fattori che hanno sicuramente avuto la loro importanza: il normale sgonfiamento dopo l'esplosione seguita alle Regionali in Sicilia, le liti e le espulsioni di Favia & co., le polemiche sulla democrazia interna e sul ruolo di Casaleggio, la nascita di Rivoluzione Civile, che ha arginato la fuga di elettori da Di Pietro nelle braccia di Grillo. Ma con tutto questo, il Movimento 5 Stelle è ancora lì, al 12%, terzo partito. Vedremo se saprà resistere.

Immagine | Alterpensiero

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