Elezioni 2013: Oscar Giannino caccia il candidato condannato per mafia


In questa campagna elettorale caratterizzata da impresentabili nelle liste e macchina del fango su candidati sgraditi, una notizia di segno diverso arriva da Fare per Fermare il declino, che ha ritirato la candidatura dell'imprenditore siciliano Giosafat di Trapani per una vecchia condanna per mafia.

Questa la vicenda: ieri Il Fatto Quotidiano dava la notizia che Di Trapani, terzo nel listino di Fermare il declino per la Camera in Sicilia, era stato indagato da Giovanni Falcone nel 1992 e condannato a un anno e otto mesi per favoreggiamento di don Vito Ciancimino. Con toni alquanto giustizialisti, e decisamente eccessivi, i giornalisti del Fatto davano "l'Oscar" a Giannino per l'assenza di imbarazzo, nei giorni in cui si torna a parlare di Ciancimino per la trattativa Stato-mafia. Subito dopo l'uscita dell'articolo, cominciano a circolare voci secondo cui Il Fatto avrebbe preso un granchio: nell'articolo si parla infatti di Josafat Di Trapani, mentre il candidato di Fid era Giosafat Di Trapani. Uno scambio di persona quindi, avvalorato dal fatto che l'imprenditore è attivissimo nel fronte dell'antimafia. E invece no.

Oggi lo stesso Oscar Giannino ha scritto una lettera ai giornalisti del Fatto per ringraziarli:

Caro direttore, lettore e colleghi del Fatto,
desidero ringraziarvi per l'articolo scritto ieri Da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizzo, in materia di candidature siciliane. Ieri mi avete fatto passare una brutta mattinata, perché in materia di legalità e lotta alla mafia la vigilanza da esercitare verso politica, imprese e pubblica amministrazione non è mai abbastanza. A questo serve la stampa libera, oltre che la magistratura, e ve ne sono grato.

Ecco quindi la storia: oggi Giosafat Di Trapani è un imprenditore, presidente di piccola impresa Confindustria, e collaboratore delle associazioni Libero Futuro e Addio Pizzo. Ma nel suo passato ci sono effettivamente guai giudiziari:

Ma ieri abbiamo appreso dalle vostre colonne ciò che nel suo casellario giudiziario non risultava. Cioè la condanna in primo grado per favoreggiamento semplice verso Ciancimino, nel 1992. Condanna poi esitata, nel 1994 in Appello, in proscioglimento per prescrizione. I fatti risalgono al 1984, Giosafat aveva vent'anni, usò due libretti al portatore per 25 milioni di di lire per sostenere l'azienda di suo padre, allorché Banca di Roma aveva chiesto il rientro dei fidi. Da allora, e son passati trent'anni, Giosafat nella sua vita di imprenditore è andato per la via dritta dell'impegno antimafia.

Il motivo dell'esclusione dalle liste non è quindi la condanna, ma il fatto che Di Trapani non ne abbia fatto menzione ai coordinatori di Fid quando è stato vagliato il suo nome. Perciò la conclusione di Giannino è tassativa, ma non per questo giustizialista:

Noi di quella condanna poi prescritta lo abbiamo appreso da voi, non da lui. E questo non può andarci bene. Perciò vi ringrazio di quanto avete scritto. Ho comunicato a Giosafat che per me l'impegno nella battaglia antimafia e antipizzo passa per una piena trasparenza della politica. Continueremo a combatterla anche con la sua compartecipazione, con il pieno coinvolgimento degli imprenditori sani. Ma Giosafat ora non può più essere nostro candidato, e non lo sarà.

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