Orlando dopo le regionali: "M5S adesso dovrebbe dimostrarsi più disponibile"

Andrea Orlando sarebbe potuto entrare a far parte di questo Esecutivo, eppure ha preferito restarne fuori. Probabilmente non l'ha fatto solo per non compromettersi in un matrimonio misto che sarebbe potuto naufragare da un momento all'altro, ma anche per evitare l'imbarazzo di doversi sedere in cdm insieme a chi vorrebbe demolire la sua riforma del processo penale che, è bene precisarlo, non ha ancora avuto modo di essere testata sul campo.

L'ex Guardasigilli non si è comunque disinteressato dell'azione del Governo; non può permetterselo perché c'è in ballo il futuro del suo partito e non può neanche perché Nicola Zingaretti l'ha scelto come suo vice. Per questo motivo si è sempre confrontato con i 5 Stelle sulla spinosa questione della riforma della prescrizione, spendendosi per trovare un compromesso come quello suggerito dal Premier Conte - decisamente al ribasso e probabilmente anticostituzionale - che comunque non chiuderebbe il fronte aperto con Italia Viva. La situazione è kafkiana: Renzi difende la Riforma Orlando, ex Ministro della Giustizia nel suo Governo, accusando contemporaneamente proprio il Pd, del quale è vice-segretario lo stesso Orlando, di aver calato le braghe davanti ai 5 Stelle. Il cortocircuito è totale.

I 5 Stelle fino ad ora si sono sempre dimostrati irremovibili, forti di quel consenso elettorale del 2018 che gli permette ancora oggi di essere la prima forza in parlamento. Prima le europee, poi le amministrative del 2019 ed infine le regionali di ieri hanno però messo in evidenza un dato inconfutabile: gli elettori non si riconoscono più nel Movimento 5 Stelle e di conseguenza neanche nelle loro battaglie. È la politica dei giorni nostri, nei quali le grandi infatuazioni passano molto (troppo) rapidamente.

Dopo i risultati delle regionali, Orlando si aspetta proprio un passo in avanti (o anche indietro) da parte del Movimento 5 Stelle, la cui ostinazione su certe battaglie ideologiche è diventata oggettivamente priva di senso. Per Orlando, questo dovrebbe diventare un momento di riflessione per gli alleati di Governo: "è giusto che oggi si usi questo risultato per modificare l'asse politico del governo su molte questioni. Ad esempio il M5S, dopo questa severa sconfitta, dovrebbe rinunciare a un armamentario che non paga elettoralmente e che rende difficile l'attività di governo".

Proprio sul fronte della Giustizia, sempre secondo Orlando, "dovrebbe esserci una disponibilità al confronto superiore a quella che c'è stata finora. Crediamo che la rivisitazione debba essere fatta nella maggioranza senza coinvolgere altre forze, ma che quella norma debba essere modificata è un fatto assodato e mi sembra che la trattativa vada in quella direzione. Ora questa spinta può contribuire a dare un esito positivo".

Anche l'idea di modificare il Reddito di Cittadinanza e Quota 100, adesso, non dovrebbe più rappresentare un tabù: "Non credo che vadano cancellati, ma migliorati sicuramente sì. E questo è un cantiere che va aperto".

Il messaggio è chiaro: o scendete dall'iperuranio e trovate un punto d'incontro, che sia sostenibile politicamente ed economicamente, oppure i vostri provvedimenti verranno banalmente cancellati con un colpo di spugna nella prossima legislatura da chi andrà al Governo.

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