Umberto Bossi: "Salvini sbaglia. Il nazionalismo ci fa perdere"

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L'ex leader della Lega Nord Umberto Bossi continua a non vedere di buon occhio la trasformazione del partito messa in atto da Matteo Salvini, dalla perdita di quel "Nord" nel nome alla virata populista grazie alla quale l'ex Ministro dell'Interno è riuscito ad ottenere così tanti consensi negli ultimi anni.

Questo Bossi non l'ha mai nascosto e oggi ha deciso di ribadirlo nel corso di un'intervista a La Repubblica:

Al Senato mi hanno chiesto di quale partito ero membro e io gli ho risposto che sono della Lega Nord. Ma la sigla non era prevista, a insistere sarei finito nel gruppo misto. Allora ho aderito al gruppo Lega per Salvini premier, per forza di cose. Ma una tessera nazionalista mica fa per me. Ci sono tanti militanti che non approverebbero. Molti sono già andati via, attirati dal movimento Grande Nord di Roberto Bernardelli. Sbagliano prospettiva. Soffrono perché la Lega ha tolto la parola al Nord. Ma non è finito il mondo. Un recupero è possibile.

La sconfitta della Lega in Emilia-Romagna, secondo Bossi, sarebbe da ricercare proprio nella linea nazionalista imposta da Matteo Salvini al proprio partito:

Con la linea nazionalista neanche in Emilia c’era da pensare di vincere. Bonaccini è stato bravo ad agganciarsi per tempo al treno di Lombardia e Veneto, con il progetto del regionalismo differenziato. Altro che prima gli italiani, per quello basta e avanza la destra nazionalista. Ora spero sia chiaro: se trasferisci la Lega al Sud, poi diventa più difficile chiedere il voto alla Lombardia, al Veneto e all’Emilia.

Non è sfuggito neanche a Bossi l'aumento di consensi di Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, in parte anche a discapito di quelli della Lega. E anche qui la colpa sarebbe di Matteo Salvini:

Ci vuole buon senso. La gente si chiede: la Lega fa ancora gli interessi del Nord, sì o no? Basta fare due conti. Più della metà degli elettori italiani vive sopra il Po. Se perdiamo questi, è finita. La priorità è batterci per l’autonomia, e per raggiungerla l’esperienza insegna che serve mantenere anche buoni rapporti con la sinistra, più sensibile della destra a questo tema.

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