Furlan (Cisl) e il virus della precarietà nella sanità: "Serve investire in università, ricerca e innovazione"

In una intervista a Il Dubbio, la segretaria della Cisl parla del problema dei precari nel campo della ricerca.

Annamaria Furlan

Precarietà, scarsità di risorse e di strutture: sono questi i veri problemi della sanità italiana, che pure è tra le migliori al mondo, ma che rende la vita estremamente difficile alle persone che se ne occupano, dai medici agli infermieri, dai ricercatori agli amministratori. Di questo ha parlato Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, in una intervista rilasciata a Il Dubbio. Prendendo spunto dalla grande soddisfazione per il successo dei ricercatori dello Spallanzani, che hanno isolato il Coronavirus, Furlan invita a "non dimenticarci di queste persone" e spiega:

"Sappiamo bene che il nostro sistema sanitario, pur essendo uno dei migliori nel mondo, ha tanti problemi spinosi da fronteggiare, a cominciare dalla carenza di medici specializzati, di personale infermieristico, tecnico ed amministrativo. Una grave patologia che oggi ha tutta la Pubblica amministrazione italiana, insieme al mondo della scuola, della ricerca, dell'università dove ci sono centinaia di migliaia di lavoratori precari, spesso sottopagati, a causa di un livello di investimenti pubblici molto inferiore alla media dei Paesi Europei"

Poi aggiunge:

"Oggi più che mai c'è un modo per dare forza al nostro Paese: investire in università, ricerca, innovazione, diritto allo studio. Varare un piano per assumere nuovi ricercatori, contrastare la precarietà, mettere tutti in condizione di non rinunciare a studiare e a eccellere. Il governo dovrebbe fare di questo la priorità della sua agenda. È l'unico vero modo per dire grazie alle ricercatrici dello Spallanzani"

Furlan critica la scelta del governo di affrontare l'emergenza sanitaria richiamando in servizio i medici over 70 o affidando funzioni decisionali agli specializzandi:

"È solo un palliativo. Queste scelte del governo, che la Cisl non ha condiviso, non solo rappresentano un rischio oggettivo per la salute degli italiani, ma anche una perdita di credibilità e di qualità per il nostro sistema sanitario, peraltro già a macchia di leopardo nei livelli essenziali delle prestazioni. Ogni anno più di 1500 giovani medici e ricercatori italiani sono costretti a emigrare in altri Paesi europei per trovare un lavoro stabile e ben retribuito, o per completare il loro percorso di formazione. Molti di loro non torneranno più in Italia. Questa è una triplice sconfitta: per le famiglie italiane che hanno fatto tanti sacrifici economici per dare studiare i loro figli, per la reputazione del nostro sistema universitario e formativo, ma soprattutto per il rinnovamento necessario del nostro sistema sanitario"

Furlan ha criticato l'operato di tutti i governi recenti, che non hanno fatto abbastanza per il settore sanitario:

"I posti per le scuole di specializzazione e i dottorati di ricerca sono ogni anno limitati per l'insufficienza di risorse del ministero dell'Università. Sono pressoché fermi i concorsi pubblici per assumere medici, infermieri, biologi, radiologi, ostetriche, fisioterapisti, logopedisti e tante altre figure professionali che oggi mancano nei nostri ospedali. Il personale oggi in servizio è costretto a supplire a queste carenze di organico e di investimenti pubblici sobbarcandosi ogni giorno turni e orari di lavoro massacranti, con inevitabili disagi anche per i cittadini. Questa è la realtà"

E sull'accordo firmato con il governo Renzi che avrebbe dovuto aprire la strada a una trasformazione del lavoro pubblico a partire dalla sanità, Furlan dice:

"Sarà rimasto chiuso in qualche cassetto. Nulla si è fatto finora nel segno dell'innovazione, dell'efficienza e della partecipazione dei lavoratori ai processi di cambiamento, utilizzando la contrattazione e non le leggi calate dall'alto per ottenere più produttività e qualità nella macchina dello Stato. Ecco perché tutti i lavoratori pubblici sono molto delusi"

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