Open Arms, Tribunale dei Ministri sull'operato di Salvini: "Fu sequestro di persona"

Il Premier Conte insistette per far sbarcare almeno i minori.

Matteo Salvini ad Agorà Estate il 4 settembre 2019

Le tre giudici del Tribunale dei Ministri di Palermo che hanno redatto in 114 pagine l'atto d'accusa contro Matteo Salvini per la richiesta di autorizzazione a procedere contro di lui per sequestro di persona hanno spiegato che i 164 migranti che nell'agosto del 2019 furono soccorsi dalla Open Arms, in attesa di ottenere un porto di sbarco, fino a quel momento rifiutato dal Viminale guidato in quel momento da Matteo Salvini, "vennero costretti forzatamente a rimanere a bordo per sei giorni".

Tra di loro c'erano anche numerosi minori non accompagnati per i quali, come si evince dallo scambio di e-mail tra il ministro Salvini e il Premier Giuseppe Conte, fu proprio il Presidente del Consiglio a insistere affinché venissero fatti sbarcare.

Nelle 114 pagine si legge anche:

"La privazione di libertà personale dei soggetti a bordo della Open Arms ha dunque assunto carattere di illegittimità, non solo in quanto inflitta in violazione di precise norme di rango primario, ma altresì in quanto non era consentita né imposta da alcuna ragione giuridicamente rilevante"

Le giudici spiegano dunque perché si trattò di sequestro di persona aggravato:

"Il reato di sequestro di persona risulta aggravato dal fatto che la condotta è stata commessa da parte di pubblico ufficiale con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni"

E aggiungono:

"Non è infatti dubitabile che l’indicazione del Pos (porto sicuro ndr) o il suo diniego - era atto rimesso al Ministro dell’Interno che avrebbe dovuto emetterlo quale pubblico ufficiale nell’esercizio di una funzione amministrativa, e che lo stesso ha abusato di tali poteri sviando la funzione esercitata dal risultato per il cui conseguimento essa era normativamente riconosciuta (emissione dell’atto conclusivo di un evento SAR, in funzione di tutela della vita in mare, secondo quanto prescritto dalla normativa nazionale e sovranazionale più volte ricordata) verso finalità ad esso estranee, quale la difesa dei confini, con prioritario accento sulla tutela della sovranità dello Stato, in violazione della citata normativa"

E ancora:

"Altresì configurabile è l’aggravante integrata dalla minore età di alcune delle persone offese, dato che solo in data 18 agosto 2019 fu consentito lo sbarco dei 27 minori non accompagnati che si trovavano ancora a bordo"

Le giudici sottolineano qual è stato il comportamento di Matteo Salvini dicendo che lui

"era pienamente consapevole di come il proprio rifiuto di concedere alla Open Arms un Pos (porto sicuro ndr) sulle coste italiane incidesse, comprimendoli, sugli interessi e i diritti fondamentali delle persone soccorse"

E precisano:

"Vale la pena di ricordare come le autorità ministeriali coinvolte erano perfettamente a conoscenza e non hanno mai posto in dubbio che all’origine della intera vicenda vi fossero episodi di soccorso in mare di persone in situazione di difficoltà, tanto che lo stesso decreto interministeriale del 1° agosto 2019 assume tale dato di fatto tra le sue premesse, affermando che si era avuto un soccorso di natante 'in distress'. Inoltre, la presenza a bordo di minori, di soggetti che intendevano avanzare richiesta di asilo e, più in generale, il progressivo peggioramento delle condizioni psicofisiche delle persone trasportate erano circostanze puntualmente portate, in tempo reale, a conoscenza del Ministro, per il tramite di Imrcc che trasmetteva ogni notizia all’Ufficio di Gabinetto"

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