I richiedenti asilo non sono clandestini: la Lega condannata anche in appello

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I richiedenti asilo non sono clandestini: la Lega condannata anche in appello per i manifesti realizzati a Saronno nel 2016. Allora nella città brianzola era previsto l’arrivo di 32 profughi nell’ambito della redistribuzione territoriale stabilita dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano. La sezione locale della Lega reagì tappezzando la città con manifesti gialli con su la scritta: "Saronno non vuole clandestini". Ebbene, la definizione è stata ritenuta discriminatoria sia in primo grado, sia in appello.

A rivolgersi al Tribunale civile di Milano erano state le associazioni Asgi (Studi giuridici sull'Immigrazione) e Naga. Condannata in primo grado, la Lega di Saronno aveva presentato ricorso, ma ieri è arrivata anche la seconda condanna con l’obbligo di pagare i danni, le spese processuali e il pagamento della sentenza. "Come ritenuto dal giudice di primo grado - si legge nel dispositivo firmato dal giudice Maria Cristina Canziani - la definizione di "clandestini" nei cartelli affissi dalla Lega Nord a Saronno - ancor più in quanto collegata alla presentazione dei 32 richiedenti asilo come usurpatori, "per vitto alloggio" e non precisati "vizi", di risorse economiche ai danni degli abitanti del Comune, i quali sarebbero costretti a subire, stante l'"invasione", l'incremento delle tasse e la riduzione delle pensioni-integra gli estremi della "molestia" poiché, anche prescindendo dallo "scopo", ha indubbiamente l'"effetto" di violare la dignità dei predetti cittadini stranieri e di creare intorno a loro, nel contesto territoriale in cui sono inseriti, un clima ostile (in quanto volto a diffondere malevolenza ed a provocare esclusione dalla compagine sociale), umiliante ed offensivo, per motivi di razza, origine etnica e nazionalità".

Respinta la tesi del "libero pensiero politico"

La giudice del processo d’appello ha respinto anche la tesi della Lega secondo cui i manifesti fossero espressione di "libero pensiero politico". "La tutela contro gli atti di discriminazione - scrive ancora Maria Cristina Canziani - si fonda essenzialmente sui principi fondamentali della Costituzione in tema di diritti inviolabili della persona, di adempimento dei doveri di solidarietà sociale (art. 2 Cost.), di pari dignità sociale e di eguaglianza davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza e di lingua, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali (art. 3 Cost.). Il divieto di discriminazione è inoltre sancito dall'art. 14 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali".

Di conseguenze, anche l’espressione di un’opinione politica deve esser rispettosa e tutelare la dignità delle persone alle quali è fatto riferimento. E nel caso specifico dei richiedenti asilo "non è avvenuto, risultando sussistente la responsabilità per la ravvisata condotta discriminatoria".

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