Renzi: "Ci vogliono buttare fuori dal governo? Non hanno i numeri"

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Ospite di Circo Massimo su Radio Capital, Matteo Renzi ha parlato stamane della riforma della prescrizione e dell’intesa di massima raggiunta tra i partiti di maggioranza, escluso il suo. M5S, PD e Leu sono pronti a votare una versione comune della riforma, della quale però Italia Viva non vuole proprio sentir parlare. È evidente la distanza sempre più marcata tra il partito dell’ex rottamatore dal governo Conte 2. "Noi continuiamo a lavorare sui nostri settori - ribadisce Renzi - se ci vogliono buttar fuori ce lo dicono, se ci dicono o cambiate idea, o diventate anche voi giustizialisti o vi buttiamo fuori, noi diciamo subito che non cambiamo idea: per noi le idee sono più importanti delle poltrone. Io non cambio la natura della mia esperienza politica riformista per inseguire una cultura giustizialista e populista. Spero che non drammatizzino, che prevalga il buon senso".

A chi paventa la possibilità che Italia Viva esca dal governo per un appoggio esterno all’esecutivo, l’ex presidente del consiglio replica di non voler però lasciare le “poltrone” attualmente occupate dai suoi esponenti. "L'appoggio esterno significa che noi facciamo dimettere i nostri ministri. Penso che Teresa Bellanova sia la numero uno sull'agricoltura e stia lavorando benissimo; che Elena Bonetti stia lavorando molto bene sulla famiglia; sul sottosegretario, Ivan Scalfarotto è l'unico che in quel gruppo di sottosegretari capisce qualcosa di export. Noi abbiamo - continua il politico fiorentino - queste tre postazioni, non vogliamo lasciarle. Se il presidente del Consiglio vuole che le lasciamo ce lo dirà e ci mettiamo un quarto d'ora a lasciarle, se vogliono drammatizzare facciano pure".

Renzi: "Non vogliamo diventare soci di Rousseau"

Insomma, da una parte c’è la volontà di proseguire l’esperienza nella maggioranza, ma dall’altra c’è la totale intransigenza sulla riforma della prescrizione, per approvare la quale il governo potrebbe cercare voti tra le fila dell’opposizione. "Sulla giustizia - insiste Renzi - non ci stiamo, se qualcun altro per mantenere una poltrona è disponibile a diventare socio della piattaforma Rousseau, faccia pure, ma noi siamo un'altra roba. A mio avviso questo accordo a tre che hanno fatto ieri non ha la maggioranza in Parlamento. Può darsi che sbagli, leggo che Conte è pronto ad avere 50 parlamentari centristi che votano questa riforma, la votassero loro, io non la voto. Se si trova voti in Forza Italia, nella Lega che gli vota questa roba io sono contento per loro, un po' meno per il Paese. Secondo me - ribadisce il leader di Italia Viva - non hanno la maggioranza, ma se si stanno preparando con un'altra maggioranza, evviva, è la libertà, è la democrazia parlamentare. La mia impressione è che abbiano fatto male i conti, suggerirei prudenza. Io non mi sono sfilato, lo dico da sei mesi che su questa storia della giustizia non si può diventare populisti".

Infine, una battuta di Renzi sul Partito Democratico, che non avrebbe approfittato del risultato delle regionali per far valere le proprie posizioni all’interno della maggioranza. "Quello che sinceramente non riesco a capire è come faccia il Pd, che ha i numeri, che ha fatto un bel risultato in Emilia Romagna, a non utilizzare la forza di questo risultato per dettare l'agenda, ma inseguire l'agenda su una vicenda come quella della giustizia, perché il principio di fondo di questo accordo a tre è che rimane il ragionamento bonafediano sulla prescrizione".

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