Gregoretti: Senato autorizza il processo a Matteo Salvini

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AGGIORNAMENTO 15:29 - L’aula del Senato ha votato di fatto a favore del processo a Matteo Salvini per il caso Gregoretti. La richiesta era stata avanzata dal Tribunale dei ministri di Catania che contesta all’ex titolare degli Interni il sequestro di persona aggravato ai danni degli oltre 100 migranti costretti a restare per quasi 4 giorni a bordo della nave della Marina militare al largo di Augusta e sbarcati poi il 31 luglio scorso. I senatori della Lega prima del voto hanno abbandonato l’aula come chiesto dal leader.

La maggioranza aveva annunciato che avrebbe votato compatta contro l'ordine del giorno presentato da Forza Italia e Fratelli d’Italia finalizzato a negare l’autorizzazione a procedere. La Lega non ha votato, FI e FdI hanno votato a favore dell’odg. I numeri della votazione, con la conta dei senatori favorevoli e contrari, verranno comunicati solo dopo le 19. Fino a quell’ora infatti le urne resteranno aperte in aula per permettere ai senatori che non hanno preso parte al voto di farlo.

Salvini al Senato: "Usciamo dall’Aula, decida il giudice ma gli avversari si battono nelle urne"

Matteo Salvini prende la parola nell’aula del Senato che deve votare sulla richiesta di processo a suo carico, per sequestro di persona aggravato, avanzata dal tribunale del ministri di Catania in relazione al caso Gregoretti. L’ex ministro dell’Interno dice: "Oggi chi scappa non è nella Lega ma tra i banchi del governo" rimasti vuoti.

La presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati risponde dicendo che "non era prevista" la presenza dell'esecutivo ma Salvini ha gioco facile nel controreplicare: "Questa è l'immagine di oggi... Penso che questa immagine dica tutto tra chi ha la coscienza sporca e chi no" e via con gli applausi da parte dei senatori del Carroccio.

"Ritengo di aver difeso la mia patria. Non chiedo un premio" spiega ancora Salvini che ribadisce che era suo "dovere difendere i confini" senza dimenticare quella che sarà la sua linea difensiva: "Rivendicherò quello che non da solo, ma collegialmente, abbiamo fatto". Quindi, rivolto ai suoi, l’ex ministro dell'Interno aggiunge: "Facciamo decidere a un giudice. Usciamo dall’Aula".

L’ex capo del Viminale poi accende gli animi: "Potete andare avanti dei mesi, ma in democrazia il giudizio lo dà il popolo" perché "gli avversari si battono nelle urne, non nei tribunali". E ancora: "Non ho paura per me ma per i miei figli...".

Osservando la bagarre scatenatasi dai banchi della maggioranza dopo le sue parole, Salvini replica: "Dovrei essere io nervoso". Infine la chiosa: "Andiamo a testa alta e mettiamo la parola fine a questa aggressione politica, non da parte della magistratura, sia chiaro".

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