Salvini sull'aborto: "Il pronto soccorso non è la soluzione a stili di vita incivili"

Da far cadere le braccia a terra. Questo mi viene da pensare leggendo le parole pronunciate oggi da Matteo Salvini a Roma, nel corso della prima iniziativa elettorale della Lega nella lunghissima rincorsa in vista delle elezioni comunali del prossimo anno. In questa occasione, ancora una volta, gli è partita la frizione e si è messo a soffiare sull'aria di intolleranza che serpeggia nel Paese. E che, sia chiaro, non ha inventato lui perché c'è sempre stata; lui ha aiutato solo a sdoganarla. Il tutto alla faccia della "svolta moderata" di Salvini, della quale parlano in molti per due o tre affermazioni pescate nel mucchio.

La sua tecnica è sempre la stessa: indica un problema che gli è stato riferito da non si sa bene chi e fa delle considerazioni strampalate. Oggi se l'è presa con gli immigrati che fanno accesso al pronto soccorso e in modo particolare con le donne straniere (ovviamente) che abortiscono negli ospedali italiani, cosa che peraltro dovrebbe anche fargli piacere visto che più volte si è lamentato degli stranieri che figliano per accaparrarsi case popolari e aiuti dallo Stato. Potrebbe suonare come una contraddizione, ma di queste ne è pieno il mondo: c'è chi difende la famiglia tradizionale quando ne ha avute 3 e c'è anche perfino chi è contro la droga e per questo vorrebbe vietare la vendita della cannabis senza thc. Meglio non aprire il capitolo contraddizioni.

Queste le sue parole di oggi: "Ci sono immigrati che hanno scambiato i pronto soccorsi per l'anticamera di casa. Ci sono migliaia di cittadini che non pagano una lira. Io dico che la terza volta che ti presenti paghi. Delle infermiere del pronto soccorso di Milano mi hanno segnalato che ci sono delle donne che si sono presentate per la sesta volta per una interruzione di gravidanza. Non è compito mio giudicare, è giusto che sia la donna a scegliere, ma il pronto soccorso non può essere la soluzione per stili di vita incivili per il 2020".

Questa uscita si potrebbe definire "la citofonata parte seconda". Salvini di punto in bianco ha dato due notizie scottanti riferitegli da una fonte autorevole: "delle infermiere di Milano", che si possono serenamente accostare alla vicina di casa aspirante sceriffo del quartiere Pilastro di Bologna. Magari avrà anche riferito un racconto vero che qualcuno gli ha fatto realmente e magari queste stesse infermiere qualche anno fa (non troppi, giusto 4 o 5) si lamentavano anche dei meridionali che affollano Milano e i suoi ospedali dopo averli scambiati per casa loro. Lo stile, d'altra parte, è sempre lo stesso anche se adesso è cambiato l'obiettivo.

Per quanto riprovevole sia, la sua tecnica di comunicazione è senza dubbio efficace. Chiunque sia affetto da xenofobia (congenita o indotta dalle circostanze) e abbia fatto accesso ad un ospedale negli ultimi anni gli darà ragione; c'è stato anche lui e gli immigrati li ha visti: erano lì ad allungargli l'attesa e a rubargli l'attenzione dei pochi medici che il nostro affaticato sistema sanitario mette a disposizione. Anche questa dovrebbe suonare come una contraddizione visto che le infermiere in questione erano di Milano e "la sanità lombarda è un modello", ma sorvoliamo anche in questo caso.

La sua considerazione, poi, è vaga quanto basta ed è vera quanto basta per far breccia facilmente: "mi hanno detto delle infermiere", "delle donne straniere" e gli "stili di vita incivili". Sembra il pettegolezzo della portinaia impicciona, quella che ti conferma che la signora del terzo piano che cammina tutto il giorno con i tacchi in casa "l'è proprio un putanun" perché una volta lei l'ha vista rientrare con un uomo che non era il marito. Salvini, in qualche modo, è in grado di consolarti: ti dà quella pacca sulla spalla della quale sentivi il bisogno, ti fa sentire meno solo quando odi qualcuno e legittima tutti i pensieri orribili che ti possono passare per la testa.

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