L'altra Italia: non poter uscire dal comune non ti salva la vita

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Mentre il governo studia nuove e più pesanti sanzioni per chi viola le limitazioni imposte dalle autorità per il contenimento dei contagi da coronavirus (si parla di multe fino a 2mila euro e di sequestro dell’auto), c’è un’altra Italia che sta facendo, purtroppo duramente, i conti con alcune delle stesse misure. Una su tutte, l’impossibilità di uscire dal proprio comune di residenza, se non per motivi di comprovata urgenza, ovvero questioni di salute, lavoro o per trasportare un parente da stazioni o aeroporti presso la propria abitazione. Una misura "mannaia" che si applica a tutto il territorio italiano, non tenendo conto, però, delle differenze anche abissali che possono esserci tra una zona del Bel Paese e un’altra. Differenze che emergono ancora più marcatamente quando si comparano Nord e Sud, ma ci sono importanti disomogeneità anche all’interno del Nord stesso.

La misura che limita gli spostamenti oltre il proprio comune, a detta del legislatore, si è resa necessaria per evitare gli esodi dalle regioni settentrionali a quelle meridionali in primis, ma anche per limitare gli spostamenti di chi, pur di rompere la monotonia dell’isolamento, saliva a bordo del proprio mezzo e si recava a fare la spesa a 20 chilometri da casa. Intento apprezzabile, ma che va applicato con buon senso, altrimenti si finisce per assistere a sanzioni e disagi che piuttosto che salvarti la vita, te la complicano e non poco, fino anche ad aumentare il rischio di contagi.

È quanto, ad esempio, segnala Fabio Cocco, cittadino della Provincia di Padova, la cui madre 70enne (vedova) vive in altro comune distante circa 5 chilometri dalla sua abitazione. Dall’inizio dell’emergenza, per non esporre la madre al rischio di contagi (le persone di una certa età sono quelle maggiormente a rischio con il coronavirus), Fabio si è preoccupato di uscire all’incirca una volta a settimana per fare la spesa per conto della madre. Viste le nuove disposizioni, però, Fabio ha chiesto alle autorità locali quale dovesse essere ora il suo comportamento e la risposta è stata la seguente: "Se sua madre non è inferma, le dica di mettersi la mascherina e di andare a fare la spesa da sola". Morale della favola, la signora dovrà fare autonomamente percorso, fila per accesso al supermercato e spesa, con tutti i rischi che ne conseguono in termini di aumento dei suoi spostamenti e potenziale contagio. Giustamente, lo stesso Fabio si chiede: "Se la ratio era fermare gli spostamenti da una parte all'altra d'Italia, non era sufficiente limitare le uscite dalle province?".

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A Mestrino, nel padovano, intanto, nei giorni scorsi sarebbe stata sanzionata una signora che si è recata a fare la spesa, semplicemente attraversando la strada. Sì, perché purtroppo attraversare quella strada è significato per lei uscire dal proprio comune di appartenenza per entrare in quello di Veggiano. Come dimostra la foto in alto, infatti, anche in Veneto ci sono comuni divisi da una mattonella (il confine è delimitato dalla linea rossa) e la signora in questione, anziché recarsi al supermercato distante circa 70 metri, per evitare la sanzione si sarebbe dovuta spostare di qualche chilometro. Anche in questo caso, se la limitazione vuole limitare, accorciare gli spostamenti e ridurre il rischio di contagi, c’è un buco enorme.

Buco che diventa voragine scendendo al Sud e solo nella mia provincia di Vibo Valentia le sanzioni stanno fioccando. Non si può uscire dal proprio comune nemmeno per stringenti esigenze, perché sono davvero pochissimi gli agenti che chiudono un occhio di fronte anche a serie motivazioni. Eppure, nel mio comune (Briatico) vi è solo un supermercato vero e proprio, mentre nel comune confinante di Cessaniti non ve n’è nemmeno uno. Qui è un’altra Italia, in cui non esistono servizi di consegna spesa a domicilio e in cui la limitazione, salvo i casi di comprovata illiceità, mette a dura prova la tenuta fisica e mentale di chi sta già facendo i conti con l’isolamento per coronavirus. Io stesso ieri sono riuscito per la spesa (l’ultima volta l'avevo fatta 16 marzo) e dopo una lunga coda ho portato a casa solo il 50% delle cose in lista (siamo un nucleo familiare di 5 persone). Farina, pasta, lievito, surgelati… Ci sono prodotti diventati praticamente introvabili soprattutto ora che tutta l'utenza si è concentrato nello stesso punto di approvvigionamento e l’unica alternativa è quella di allontanarsi per "tentare la fortuna" in altri comuni limitrofi. Come se ne esce? La risposta che mi viene spontanea è quella del buonsenso da parte delle autorità locali e di chi è deputato "fisicamente" a far rispettare le misure restrittive, perché mi rendo conto che prevedere a monte tantissime eccezioni non farebbe altro che depotenziare in maniera importante il decreto stesso. Di sicuro, un apparato statale dovrebbe comunque per principio tenere conto delle necessità, morfologia e peculiarità di tutto il Paese, soprattutto in periodi di emergenza estrema come questo.

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