Coronavirus, il garante dei detenuti: "Chi ha poca pena a scontare deve uscire subito"

Mauro Palma fa anche un appello ai comuni: "Si diano da fare per dare un domicilio a chi non ce l'ha".

Carceri e coronavirus

"Bisogna alleggerire il carcere in modo drastico andando a incidere su tutte quelle situazioni in cui si può esercitare una sicurezza esterna senza mantenere la detenzione". Lo dice Mauro Palma, garante dei detenuti, in una intervista a Repubblica, sottolineando come le carceri italiane attualmente non siano pronte ad affrontare un'epidemia perché non ci sono spazi per isolare le persone.

Rispetto al 29 febbraio scorso, quando i detenuti erano 61.230, oggi in carcere ce ne sono 58.810, questo perché si è fatto di tutto, appunto, per "alleggerirle". Palma, infatti, spiega:

"L'emergenza, prima ancora dei decreti, ha già spinto a trovare tutte le soluzioni che, nella collaborazione tra tribunali di sorveglianza e istituti, erano possibili in termini di licenze per chi già si trovava in semilibertà e i permessi premio per chi ne usufruiva. Niente di nuovo, ma c'è stata solo un'accelerazione sotto il controllo della magistratura. Quindi anche un grande lavoro degli operatori del carcere nel preparare le carte. Poi, negli ultimissimi giorni, ci sono stati anche gli effetti del decreto..."

E ha aggiunto che chi era semilibero ora è ai domiciliari e ci sono state anche le scarcerazioni di chi aveva dei permessi. Ma in ogni caso ancora non basta:

"C'è un problema di spazi, il carcere ne ha bisogno per affrontare un'epidemia dove è necessario isolare le persone. C'è estremo bisogno di tutelare il personale per avere relazioni non troppo vicine con i detenuti. Servono spazi non solo per fornire i presidi sanitari, ma proprio per non stare troppo vicino alle persone. Infine i detenuti stessi hanno il diritto di non essere costretti a stare a pochi centimetri l'uno dall'altro, perché la capienza regolamentare delle nostre prigioni è di 51.094 detenuti, ma ci sono quasi 4mila posti non disponibili per lavori in corso"

Poi Palma spiega che ci sono "22.374 persone condannate che hanno una pena residua inferiore a tre anni" e quando gli viene fatto notare che il centrodestra farebbe le barricate sull'ipotesi di scarcerare così tanti detenuti, risponde:

"Sono convinto che anche il centrodestra, come tutte le altre forze, pur avendo un'idea diversa della pena, ha a cuore la dignità delle persone. Detto questo, non è un problema di scarcerazioni, ma di graduale passaggio, a partire da chi ha un anno ancora da scontare, a forme diverse di esecuzione penale. Che ci deve essere, perché la pena deve essere certa, ma ciò non vuol dire rifiuto della flessibilità. Per questo bisogna passare a forme diverse di esecuzione che non affollino le carcerati"

Sui braccialetti elettronici, che sono disponibili solo in numeri molto esigui, Palma dice che devono essere usati solo quando c'è un'effettiva necessità, poi propone "un'estensione della liberazione anticipata, al maggiore sostegno agli uffici dell'esecuzione penale esterna per dare l'affidamento in prova al servizio sociale" sottolineando però che "comuni e territorio devono provvedere a dare un domicilio a tutte le persone detenute che ne sono prive". Poi ha aggiunto che in questo momento non teme altre rivolte nelle carceri, ma teme che non ci siano "condizioni di tutela per tutte le persone che lavorano in carcere" ed evidenzia come la loro protezione sia "un dovere per tutti noi e anche un fattore di protezione per chi è ristretto in carcere".

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